LA DIDATTICA INCLUSIVA

S. AGNELLO PRESENTAZIONE LIBRO DI ROSA DE MARTINO “LA DIDATTICA INCLUSIVA NELLE SCUOLE”

S. AGNELLO PRESENTAZIONE LIBRO DI ROSA DE MARTINO “LA DIDATTICA INCLUSIVA NELLE SCUOLE”

S. AGNELLO PRESENTAZIONE LIBRO DI ROSA DE MARTINO “LA DIDATTICA INCLUSIVA NELLE SCUOLE”

Fonte lo strillo della penisola

SCUOLA & CULTURA

 

L’attuazione e il rispetto delle recenti leggi emanate costituiscono per la scuola una rilevante opportunità di cambiamento, di cui tuttavia ancora non è stato colto il significato profondo. I cambiamenti, infatti, producono ansia, ma talvolta sono necessari per raggiungere obiettivi più importanti e significativi.
La complessità della realtà sociale presuppone che la scuola riformuli la propria organizzazione, la propria progettualità e la propria metodologia didattica per rispondere a tutte le esigenze. La scuola deve adottare la politica dell’inclusione come strategia sociale, per rispondere efficacemente ed efficientemente alla diversità, che deve essere considerata come un valore aggiunto e non come un elemento di disturbo. La realizzazione di ciò implica che tutti i protagonisti, quali famiglia, scuola, territorio, che concorrono alla formazione degli individui cooperino insieme, adottando e condividendo strategie e buone pratiche educative.
I docenti, in particolare, devono cercare di superare la loro rigidità metodologica e aprirsi a una relazione dialogica/affettiva, che assicuri la comprensione del bisogno e l’attuazione di risposte funzionali.
La didattica inclusiva è giusta e responsabile, fa capo a tutti i docenti e non esclusivamente agli insegnanti di sostegno, ed è rivolta a tutti gli alunni e non solo agli allievi con difficoltà. Il complesso degli insegnanti deve essere capace di programmare e declinare la propria disciplina in modo inclusivo, adottando una didattica creativa, adattiva, flessibile e il più possibile vicina alla realtà.
Da quanto esposto emerge in modo chiaro che la scuola svolge un fondamentale ruolo educativo, di orientamento e formativo, garantendo all’alunno le occasioni per comprendere se stesso, per prendere consapevolezza delle sue potenzialità e risorse, per progettare percorsi esperienziali e valutare i risultati conseguiti, in relazione alle attese.
A tale scopo, la scuola deve sintonizzarsi con le domande e le esigenze che nascono dai ragazzi, assegnando loro le opportunità per accompagnarli alla scoperta di se stessi e per interpretare e attribuire importanza alla propria esperienza. La cultura, dunque, rappresenta un luogo dell’incontro con sé e con gli altri.
È nel Piano dell’offerta formativa (POFT) che si riscontra la scelta e l’impegno dell’intera comunità scolastica all’attuazione dell’inclusione. Invero, esso esprime i principi guida, le scelte, le condizioni organizzative e le responsabilità in relazione al progetto d’inclusione scolastica.
Una comunità che include formula la propria azione in base ad alcuni principi che interessano tutti gli alunni. Si presume che la realizzazione di condizioni integrative sia capace di migliorare l’ambiente educativo e di apprendimento per gli alunni, poichè favorisce prospettive di solidarietà e responsabilità, attiva opportunità innovative e diversificate.
La prospettiva dell’inclusione presuppone una pedagogia del positivo, della promozione delle capacità personali. Includere comporta anche pensare alla persona nella sua totalità, non semplicemente adattarla, in una prospettiva di reciprocità. Ciò comporta un ripensamento della struttura scolastica, della sua organizzazione, del suo essere, attraverso l’attivazione di misure di flessibilità organizzativa e didattica, funzionali alle esigenze e caratteristiche della persona da promuovere.
Da quanto esposto emerge la scuola come comunità che educa, in cui si vivono delle esperienze, si costruiscono le conoscenze e si sperimentano le modalità relazionali. L’educazione costituisce lo sfondo per la scuola e la società. Tutto ciò ha senso sempre che si attribuisca una lettura in una prospettiva riguardante la relazione pedagogica, affidata agli insegnanti, fattore essenziale dell’intero sistema.
In linea generale, si può affermare la necessità di una partecipazione alla realizzazione di una società educante, cui ogni cultura partecipa, in modo sincretico, mediante modalità condivise.
A tal proposito sono, infatti, sempre più numerosi i contributi che affermano, affinché si realizzi una società realmente interculturale, il riconoscimento di due diritti fondamentali: la partecipazione con gli stessi diritti e l’autodeterminazione culturale, sia a livello privato che come parte integrante della cultura pubblica. Le metodologie didattiche più innovative sottolineano la centralità della persona, dell’apprendimento personale e dell’aiuto reciproco per valorizzare le competenze di ciascuno.
Negli ultimi decenni le innovazioni tecnologiche hanno consentito lo sviluppo di strumenti, tecniche e strategie del tutto inedite e, con esse, la predisposizione di nuovi ambienti di apprendimento, plurali e flessibili. Inoltre, i processi di globalizzazione e i crescenti flussi migratori hanno determinato una popolazione scolastica eterogenea, portatrice di culture e valori plurimi, mentre la pedagogia ha messo in evidenza l’importanza dell’intelligenza e della comprensione multipla e il ruolo strategico della didattica per competenze nel solco dell’apprendimento permanente. Infatti, da tempo l’Unione europea sta promuovendo l’adozione stili educativi volti a formare competenze spendibili nella complessità di un mondo continuamente cangiante.
La scuola deve interpretare tutto ciò, diventare laboratorio di formazione, ambito dove più che trasmettere conoscenze si generi sostegno verso la formazione di una cittadinanza attiva. Al centro di essa non si pone più l’insegnamento, ma l’apprendimento, non più le conoscenze, il sapere, ma il saper fare, il sapere agito, che renda idonei a comprendere i continui mutamenti e muoversi agevolmente in essi.
La scuola è tenuta a promuovere lo sviluppo di competenze da spendere nel mondo reale. Il lavoro del docente è , dunque, mutato: da soggetto esperto che fornisce conoscenze è diventato guida, agevolatore, sostegno per un apprendimento autonomo, nella realizzazione attiva della conoscenza da parte degli allievi. Inoltre, l’attenzione si è sempre più incentrata sulla diversità umana, sulle necessità formative di ciascuno, sui personali stili di apprendimento e di pensiero: la scuola deve, pertanto, diventare flessibile, comprendere, valorizzare e adeguarsi alle differenze.
Soltanto se è in grado di rispondere ai differenti bisogni la scuola può diventare concretamente inclusiva e gli obiettivi prefissati possono effettivamente divenire buone prassi, in termini di individualizzazione e personalizzazione.
Una scuola per tutti e per ciascuno: al centro dell’azione didattica si pone l’attività degli allievi con la conseguenza che le metodologie d’insegnamento dovranno prevedere strumenti, tecniche e strategie incentrate su di essi e dovranno rendersi flessibili e ricche, in modo da contenere le proposte maggiormente adeguate per ciascun allievo, affinché possa seguire le vie più agibili verso il proprio apprendimento.
Sono indispensabili, dunque, le attività diversificate, i laboratori didattici, gli ambienti di apprendimento realizzati con il sostegno delle tecnologie informatiche, i prodotti didattici multimediali, interattivi, pieni di possibilità di accesso, nonché i lavori di gruppo, l’apprendimento cooperativo, la ricerca responsabile per la crescita della comunità scolastica in apprendimento, lo scambio di contenuti e conoscenze, la messa a disposizione di abilità diverse, di competenze maturate, a supporto dell’apprendimento altrui e per il rafforzamento del proprio.
Ogni alunno è nell’ambito di un processo e si impegna nello stesso in base alle proprie possibilità per costruire conoscenza insieme agli altri. Ciascuno è contemporaneamente artefice, responsabile del proprio apprendimento e supporto per i compagni, sostiene l’altro nelle difficoltà e viene da quest’ultimo aiutato nelle proprie. Il docente inizia il lavoro, specifica le condizioni di esso, offre le direttive essenziali, ma poi osserva, supporta, guida, chiarisce, lascia spazio agli allievi e alle loro possibilità di risoluzione dei problemi, intervenendo dove l’autonomia è più fragile, ma non nelle situazioni in cui grazie al tutoraggio tra pari si riescono a superare le difficoltà. L’aiuto del compagno e la possibilità di dare allo stesso un aiuto favoriscono la formazione di personalità precise e la crescita dell’autostima, oltre che il senso di appartenenza e la condivisione. Vengono meno, in tal modo, tutte le differenze, in quanto non vi è più una normalità cui adeguarsi. In tale prospettiva, appare superfluo specificare l’accoglienza della disabilità, in quanto essa appare come una delle tante modalità di esistenza che, come al pari delle altre, è portatrice di aiuto per la crescita della comunità: una scuola tale è una scuola inclusiva.
In conclusione, da quanto esposto emerge che strategie educative globali di successo sono tutte quelle che apportano un contributo alla comprensione e a realizzare connessioni consapevoli con altre espressioni e altri modi di vita, sia dentro la scuola che fuori.
Dott.ssa Rosa De Martino

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