Il Giorno della Memoria con “La soffitta su Amsterdam” di Gabriele Saurio

Si celebra oggi in tutto il mondo come ogni 27 gennaio Il Giorno della Memoria, istituito nel 2005 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per commemorare le vittime dell’Olocausto, nel giorno in cui, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Voglio onorare questo Giorno parlandovi di un delizioso spettacolo dedicato ad Anna Frank cui ho avuto il piacere di assistere.

La soffitta su Amsterdam”, scritto e diretto da Gabriele Saurio, con Piero Pepe (Otto Frank), Susanna Giordano (Anna Frank), Rita Barretta (Edith, moglie di Otto Frank), Giulia Matarese (Margot, la sorella di Anna), Gigi Longobardi (marito Van Daan), Giulia Conte (moglie Van Daan), Vincenzo D’Amora (Peter Van Daan), è il meraviglioso dono che l’amministrazione comunale di Piano di Sorrento, nella persona dell’assessore alla Pubblica Istruzione, Rossella Russo, in collaborazione con la “Consulta delle Attività Sociali e dell’Istruzione”, ha voluto offrire ad un vasto manipolo di studenti delle scuole superiori della Penisola nella sala teatrale di Villa Fondi, mercoledi 16 gennaio 2019. La storia cui si ispira lo spettacolo è la vicenda universalmente nota di Anna Frank, divenuta simbolo inconsapevole di uno dei capitoli più scuri e infamanti della Storia dell’Uomo, l’Olocausto, grazie alle pagine del suo celeberrimo Diario. Per il suo tredicesimo compleanno, Anna, ragazza ebrea nata a Francoforte nel 1929 e trasferitasi con la famiglia ad Amsterdam dall’età di 4 anni, intelligente e vivace, ricevette in regalo un quaderno, che diventò il suo diario segreto, cui confidare pensieri, ragionamenti, passioni, desideri, esperienze, emozioni. Che erano gli stessi sentimenti, pulsioni, conflitti, turbamenti, speranze di qualunque giovane della sua età, ma con la terribile particolarità del contesto terribile in cui Anna si affacciava alla pubertà, per cui il suo diario diventò la puntuale e drammatica denuncia dei due anni (1942-44) in cui lei, la sua famiglia e altre quattro persone (padre, madre e figlio van Pels, che Anna ribattezza Van Daan, e un altro uomo), tutti ebrei, furono costretti a vivere, da clandestini, in una soffitta all’interno del sottotetto della ditta di Otto (“l’Alloggio segreto”, oggi diventato un museo), nella speranza di sfuggire alla pervicace persecuzione nazista, che aveva cominciato a deportare gli ebrei nei campi di concentramento, non paga delle abominevoli leggi antisemite che toglievano loro progressivamente i diritti, come andare al cinema, frequentare le scuole pubbliche o fare la spesa nei negozi, fino alla perdita della cittadinanza, e li obbligavano a portare sui vestiti come contrassegno una stella gialla. Anna visse nell’improvvisato rifugio una realtà soffocante: gli ebrei restarono rinchiusi per poco più di due anni, in cui non potevano uscire e dovevano persino far attenzione a non fare rumore per non attirare l’attenzione. Il clima era di costante tensione, paura, incertezza, conflitti interpersonali per la difficile condivisione di spazi angusti tra estranei. Anna litigava spesso anche con sua madre, soprattutto perché Edith con il passare del tempo sembrava sempre più senza speranze, in contrasto col carattere vitale di Anna, peraltro obbligata a comprimere l’esplodere della sua adolescenza. Il suo unico rifugio furono i libri e la scrittura, e la tenerezza del sentimento per il giovane Peter, benchè presto svanito. Nel 1944 i clandestini vennero traditi, causa la taglia che i nazisti avevano messo sugli ebrei, scoperti e arrestati dalla Gestapo e deportati nel campo di sterminio, dove tutti, tranne il padre, trovarono orribile morte dopo pochi mesi. Anna racconta nel Diario una delle pagine più vergognose della Storia, dalla sua ottica di adolescente, un po’ bambina un po’ grande, e il suo tentativo tenace e disperato di rimanere felice e se stessa nonostante la clausura nel nascondiglio segreto, affidandosi all’unica arma che possiede: la fantasia, che le permette di abbandonarsi ai sogni di luoghi senza guerre e senza odio, prima che la sua giovinezza sia tranciata per sempre dall’odio nazista. Il padre, unico sopravvissuto ai campi di sterminio, conservò gli appunti scritti da Anna all’interno dell’alloggio segreto, salvati dagli amici che li avevano aiutati, e ne curò la pubblicazione nel 1947, due anni dopo la morte della ragazza nel campo di concentramento. Attualmente il libro è tradotto in oltre 60 lingue e venduto in oltre 30 milioni di copie e rappresenta una testimonianza storica di valore unico: nel 2009 l’UNESCO lo ha inserito nell’Elenco delle Memorie del mondo. Il tema della vita di Anna Frank, rivissuto attraverso le pagine del suo diario, è angosciante per la soffocante crudeltà e ingiustizia che permea le vicende, ma lo spettacolo di Saurio, grazie anche alla spiccata bravura degli attori, in perfetta e corale sintonia di voci e toni, ha il dono di esorcizzare la sofferenza grazie al magico potere evocativo del grande teatro e della musica, sublimandola in riflessione e creando atmosfere di grande fascino ed emozione. Tutto il dolore, pur non nascosto né taciuto,  viene raccontato nello spettacolo tra una canzone, una battuta, un dialogo e un’emozione vera, cosicchè l’opera riesce a lanciare, con la tenerezza e col sorriso e perciò con maggior efficacia ancora, un messaggio forte e profondo ai giovani in platea, di credere ancora nell’umanità come ci credeva Anna, perché solo recuperando l’essenza del proprio essere umano si può evitare che l’odio e il male possano ancora crescere rigogliosi nel cuore degli uomini: «È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo». L’operazione artistica e culturale di questo spettacolo diventa allora uno scrigno prezioso, la traccia lacerante di una tragedia storica immane, ma anche il grido di speranza di pace, la testimonianza di violenza e sopruso ma anche la scossa emotiva imprescindibile per i giovani per la costruzione della loro coscienza civile di uomini e cittadini del mondo. Attenti e commossi, gli studenti a Piano si sono pian piano identificati nella storia di ragazzi che, come loro, si affacciano alla primavera della vita, ma non la vedranno mai sbocciare, spezzata e annientata dalla cieca e aberrante brutalità dell’uomo.

Carlo Alfaro

Foto Lina e Michele De Angelis

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