Il chimico vicano Giovanni Scala nel progetto sull’autismo

Si chiama GEMMA (Genome, Environment, Microbiome and Metabolome in Autism) e ha l’obiettivo di prevenire e stabilire terapie mirate ed è finanziato dalla   Commissione   Europea  

 

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Locandina Gemma

Un nuovo approccio diagnostico e terapeutico per identificare i potenziali target e sviluppare trattamenti personalizzati per i disturbi dello spettro autistico. È questo il progetto della fondazione Ebris,   della   durata   di   cinque   anni,   finanziato   dalla   Commissione   Europea   nell’ambito   del programma Horizon 2020. Si chiama GEMMA (Genome, Environment, Microbiome and Metabolome in Autism) e ha l’obiettivo di prevenire e stabilire terapie mirate per l’autismo.

I ricercatori raccoglieranno dati ambientali, feci, sangue e tessuti per un periodo di oltre cinque anni. Mediante questa strategia, analizzeranno le interazioni tra il microbiota (insieme di microrganismi del tratto gastrointestinale) ed il sistema immunitario intestinale. In questo modo, potranno essere sviluppati probiotici per la terapia o probiotici ad attività preventiva, in particolare per i bambini a rischio genetico.

Tra i partner d’eccellenza europei e statunitensi che sono coinvolti nell’attività di ricerca, c’è anche Theoreo, lo spin off del dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Salerno, rappresentato da Giovanni Scala. Il chimico vicano, dopo il brevetto del Mama test e di Medea, è partner in questo studio ambizioso, che investigherà le interazioni tra microbioma, metaboloma, epigenoma e risposta immunitaria.

“I Disturbi dello Spettro Autistico, nel mondo colpiscono 1 bambino su 59 – spiega Giovanni Scala -. Siamo davanti ad una vera pandemia, che preoccupa le famiglie e i sistemi sanitari nazionali.

Secondo uno studio della London School of Economics questi disturbi comportano costi sociali più alti di quelli legatialla somma di quelli del cancro ed ai disturbi cardiovascolari insieme. Per questo, Theoreo haaderito al progetto di ricerca della Fondazione Ebris, per ricercare una soluzione diagnostica ingrado di individuare i fattori di rischi e personalizzare la terapia in modo precoce”.

Ad oggi, lediagnosi di ASD sono legate esclusivamente a valutazioni comportamentali. La fonda zione Ebrisvuole, invece, ricavare dei biomarcatori in grado di permettere analisi oggettive, partendo daifattori di rischio dovuti a familiarità, che sono dieci volte superiori per i bambini che hanno fratelloo sorella affetti da ASD, rispetto agli altri.

“Le analisi consentiranno di intervenire in modo mirato, attraverso l’individuazione del target, la diagnosi tempestiva e la terapia – spiega il chimico Giovanni Scala -. In questa prima fase saranno seguiti, sin dalla nascita, seicento bambini con fattori di rischio per ASD. Una volta raccolti i dati, si procederà all’integrazione con studi preclinici per far emergere la relazione tra il microbiota umano e lo sviluppo delle ASD”.

 

Partner coinvolti

Il progetto GEMMA ha riunito un team di scienziati da EBRIS, Nutricia Research, Medinok, Bio- Modeling Systems, Euformatics, Theoreo, National University of Ireland Galway, Azienda Sanitaria Locale Salerno, Consiglio Nazionale delle Ricerche, INRA, INSERM, Utrecht University, Tampere University, Imperial College London, John Hopkins University e Massachusetts General Hospital for Children (l’ospedale collegato alla Harvard Medical School).

​Durata e budget

Il progetto ha una durata di 5 anni ed un budget totale di €14.2M.

La Fondazione EBRIS

La fondazione EBRIS è una piattaforma multidisciplinare nata per scoprire le basi molecolari delle patologie umane e trasformare la conoscenza in nuove strategie per la cura e la prevenzione. EBRIS utilizza le più innovative tecnologie disponibili e l’impegno per l’utilizzo di modelli preclinici per studi in vitro di numerose patologie umane. Attraverso la creazione di un network con altri istituti di ricerca europei per la condivisione delle eccellenze, EBRIS intende sviluppare progetti di ricerca innovativi in grado di definire il ruolo dell’ambiente sulla salute umana. Modelli di patologie quali la celiachia, il   diabete   di   tipo   1,   l’autismo   e   la   schizofrenia   sono   rigorosamente   studiati   per determinare gli effetti che l’ambiente gioca (in particolare durante il primo anno di vita) nel definire la composizione del microbiota, il metabolismo e l’attivazione del sistema immunitario.

 

Giovanni Scala

Giovanni Scala è un chimico e ricercatore campano. Nasce a Vico Equense, terra dove le alchimie della natura ispirano la sua passione per tutto ciò che è processo, mutamento, sviluppo. Così, si iscrive alla Facoltà di Chimica dell’Università Federico II di Napoli e, dopo il conseguimento della Laurea, si abilita all’esercizio della professione. Intanto avvia un parallelo percorso professionale che lo porta alla gestione di reti commerciali e implementazione delle vendite. Nel frattempo, ricopre ruoli rilevanti in ambito aziendale: è amministratore delegato di una municipalizzata operante nel settore ambientale, poi membro del consiglio direttivo di due consorzi. Il primo si occupa di studio e applicazione della bio-informatica alla genomica, l’altro di tecnologia per l’ambiente marino-costiero. Inizia, quindi, la sua esperienza nel settore chimico e, in particolare, produzione e vendita di tecnologie analitiche avanzate e ricerca scientifica,  dove matura competenze come responsabile scientifico e commerciale, e direttore vendite. In questo percorso, Giovanni non abbandona mai la formazione e approfondisce conoscenze e competenze rispetto alle tecnologie analitiche applicative in ambito agroalimentare, ambientale, farmaceutico e in riferimento a tecniche cromatografiche e spettrometriche. Infine, dalla solida esperienza gestionale e manageriale, nonché una vasta conoscenza del mercato di riferimento e dei competitors coinvolti, nasce Hosmotic, un’azienda capace di operare in mercati dinamici e competitivi gestendo gli stakeholder che, a vario titolo,   contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi definiti. Numerosi i lavori, presentati durante congressi internazionali, e le pubblicazioni scientifiche. Nel novembre dello scorso anno il “Metodo diagnostico per l’individuazione precoce di malformazioni fetali” riceve il brevetto e l’Università di Harvard conferma la validità scientifica del “Mama test”, le cui perfomance diagnostiche si attestano sul 99% del risultato atteso.

 

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