Ignazio Senatore e Giuseppe Petrarca padrini del format letterario del Social- Martedi arriva Chiara Guida

In questa splendida ottava edizione 2018 del Social World Film Festival di Vico Equense, dedicato a Sofia Loren e alla “passione”, c’è lo spazio anche per la passione per i libri: è stata presentata oggi infatti la rassegna “Scritti di cinema”, un format dedicato alla letteratura per la settima arte creato dalla Libreria Ubik: tre incontri, il 30 e 31 luglio e il 1 agosto, con autori che hanno scritto di cinema, dalle ore 20.00 alle ore 20.30. Il salotto è condotto da Carlo Alfaro, medico e animatore culturale, e Maria Fausto, artista poliedrica, dalla poesia alla danza al canto alla recitazione; guest star la poetessa in erba Saphira, figlia della Fausto. Ospiti d’onore della rassegna, lunedi 30 luglio, Ignazio Senatore e Giuseppe Petrarca, mentre martedi 31 luglio sempre alle 20,00 ci sarà la presentazione del libro Super heroes con due delle autrici, Chiara Guida e Cecilia Strazza, infine mercoledi 1 agosto sempre alle 20.00 la presentazione del libro: “Cinema è sogno: antologia delle citazioni cinematografiche” di Giuseppe Alessio Nuzzo.  Si parlerà di cinema e letteratura in incontri molto interattivi con il pubblico, prima di entrare nel vivo del Festival presentato da Roberta Scardola con la proiezione dei film più premiati della stagione e gli interventi di ospiti dello star-system cinematografico. Conosciamo meglio i padrini del salotto culturale della Ubik, ospiti del Social World Film Festival lunedi 30 luglio. Ignazio Senatore, napoletano, coltiva due anime, quella di psichiatra- psicoterapeuta e quella di critico cinematografico, raggiungendo in entrambe i massimi livelli. I suoi titoli accademici lo vedono professore incaricato ai massimi livelli accademici della Psichiatria, mentre come esperto di cinematografia in qualità di giornalista-pubblicista collabora alla rivista Segno Cinema ed al quotidiano Il Corriere del Mezzogiorno (Redazione napoletana de Il Corriere della Sera), è iscritto al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) ed alla FIPRESCI (Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica), è Direttore Artistico ed ideatore dei Concorsi di Cortometraggi (“I corti sul lettino. Cinema e psicoanalisi” e “MediCinema Salute, benessere, malattia”, “A Corto di vino”), è stato giurato FIPRESCI a numerosi festival, ha ricevuto nel 2017 il premio “Adelio Ferrero” per “il contributo all’arte ed alla cultura cinematografica”, ha organizzato diverse Rassegne cinematografiche, ha fondato la Rivista di cinema “Eidos”. Intensa anche la sua attività autoriale: ha scritto lo spettacolo teatrale “Il bello del cinema ? I pop corn”, libri sul cinema, monografie, interviste. In particolare ha approfondito nei suoi testi la possibilità  di “Curare con il cinema ”, e di usare il cinema come collegamento “Mente e Corpo”. Molto originale anche il suo studio su “Cinema e gravidanza” e “Cinema e calcio”. La domanda che più spesso gli viene rivolta è se si senta più uno psichiatra o critico cinematografico. In realtà Ignazio svolge da sempre entrambe le attività con uguale passione, trovandoci anche molti punti di incontro: “Non vedo in conflittualità le due cose, perché tutto sommato si tratta sempre di narrazioni: quello che mi affascina del cinema è proprio il modo di narrare le storie e le storie dei pazienti sono intriganti e affascinanti come un bel film. Il cinema, come lo intendo io, è psicoanalisi: sono territori dell’immaginario”, ha dichiarato in un’intervista pubblicata su www.crudiezine.it . La sua duplice natura professionale si estrinseca benissimo nella rassegna “I corti sul lettino” che ha ideato e conduce, dove si parla di psicoanalisi col linguaggio del cinema. Sui cortometraggi Ignazio commenta: “Non amavo molto i corti perché i cortometraggi stanno al racconto come il lungometraggio sta al romanzo e io amavo sempre più i romanzi che i racconti. Spesso poi, quando sono nati, i corti erano dozzinali, non vi apparivano grandi attori, erano per lo più opere amatoriali che, rispetto al cinema, sembravano un prodotto di serie B. Nel tempo abbiamo invece assistito a un importante sviluppo dei cortometraggi, oggi ci sono come quelli che mi arrivano e porto in selezione, di una natura eccezionale, con attori di fama. Fare un film oggi, soprattutto per i registi emergenti, è diventato complicatissimo, perché ormai il cinema italiano vuole solo commedie, film che garantiscano guadagno perché la gente vuol ridere. Invece i cortometraggi hanno una maggiore libertà espressiva, grazie a costi più abbordabili. Fare un corto non è facile, perché bisogna sintetizzare una storia in pochi minuti, un po’ come la barzelletta. I primi cortometraggi dovevano essere sempre molto divertenti, ironici, invece adesso ci sono tanti cortometraggi che portano messaggi sociali e trattano temi molto difficili”. Riguardo alla crisi del mondo cinematografico italiano, dove attualmente i nomi veramente grossi di registi e attori/attrici, destinati a restare nel tempo, sembrano pochi, Ignazio parla soprattutto della mancanza di grandi sceneggiatori: “Mentre prima esisteva una scuola di sceneggiatori, adesso il regista il film se lo scrive lui, non si affida a uno sceneggiatore. De Sica si affidava a Zavattini e Fellini si affidava a Flaiano, che erano grandi scrittori. Ora invece abbiamo Rulli, Petraglia e Contarello, ma sono pochi i grandi sceneggiatori. Credo ci sia più una difficoltà nella scrittura, infatti ci sono molti film che sono belli però poi alla fine non tengono. Dario Argento per esempio, che è un grandissimo regista, non si affida a sceneggiatori, li fa lui e alla fine sono dei film che hanno una storia molto esile. Invece Bertolucci, Scorsese e i grandi americani se li fanno scrivere o traducono i romanzi”. Mentre la crisi non la vede solo nel cinema italiano, ma in tutte le arti in quello che è un secolo “di decadenza”: “Nel mondo, il grande cinema è finito alla fine degli anni ’90: il cinema francese aveva Luc Besson, il cinema spagnolo ha avuto Almodovar, gli inglesi hanno avuto Loach e Mike Leigh, ma dopo di loro chi c’è? Come per la letteratura e le altre forme d’arte, noi siamo in un secolo di decadenza, c’è solo edonismo e crisi dei valori. I grandi pensatori dove stanno? Abbiamo solo De Luca, l’unico intellettuale che per me c’è in circolazione, che prende una posizione. Non abbiamo intellettuali di riferimento”. L’altro padrino della rassegna, Giuseppe Petrarca, è considerato uno dei massimi esponenti italiani del medical thriller, il sottogenere letterario del thriller incentrato su tematiche di tipo scientifico- biologico, reso famoso a livello mondiale da nomi del calibro di Patricia Cornwell, Kathy Reichs, Robin Cook, David Khayat, Michael Crichton, Patrick Lynch, John Case, Colin Andrews, Paul Carson, Joe Connelly, Ken Follett, Richard Preston, Jacques Futrelle, Richard Austin Freeman, John Blackburn e tanti altri del panorama internazionale, grazie alla sua fortunata trilogia “Inchiostro rosso”, “Corpi senza storia”, “L’avvoltoio. La nuova indagine del commissario Lombardo”, tutti e tre editi da Homo Scrivens e accolti con grande successo di critica e pubblico. La sua vocazione narrativa spinge l’autore a indagare con i suoi lavori le profondità più oscure dell’animo umano e della società che ci circonda. Persona di grande spessore umano e culturale, dotato di conoscenze vaste e raffinate e insospettata padronanza anche su argomenti lontani dalle sue competenze professionali, Petrarca, attraverso una scrittura agile e appassionante, in cui ogni parola è scelta e soppesata, una costruzione attenta delle trame, ricche di pathos e sviluppate con ritmo incalzante degno di una sceneggiatura cinematografica, in un abile crescendo di emotività e suspense, un tratteggio di personaggi vividi e palpitanti, la capacità di denuncia di verità nascoste e scottanti, il farsi interprete del senso di impotenza e sospetto dell’opinione pubblica dinanzi a decisioni e orientamenti dei poteri forti il cui senso sembra sfuggire alla massa, sta trovando crescenti riscontri ai suoi lavori. L’autore ha spiegato, in un’intervista di qualche anno fa: “La mia ambizione è di cercare di raccontare gli ultimi, i sofferenti. Farlo con garbo senza tracciare pagine di dolore estremo. Farlo perché i nostri occhi non sono più abituati a guardare il Male, troppo distratti da mille altri egoismi. Ma il Male va raccontato, dobbiamo aprire gli occhi anche su realtà che restano nell’indifferenza di tutti. Se è vero che scrivere ci rende liberi, ritengo che la scrittura non debba rimanere sterile esercizio di virtuosismo per ostentare le nostre abilità. Chi scrive non deve guardarsi allo specchio per compiacersi. Un autore ha il compito di arrivare dritto al cuore del lettore mettendo passione e autenticità”. I romanzi di Petrarca seguono il filo delle indagini del commissario Cosimo Lombardo, bellissima figura umana con la sua caparbia volontà di sgominare il male attraverso un meticoloso lavoro investigativo e un profondo intuito e la sua immensa, disarmante umanità, focalizzata dall’autore nell’intimo della sua personalità ricca e complessa. Cosimo Lombardo è un antieroe per eccellenza, un uomo interiormente macerato, con una capacità intuitiva sopraffina, ma anche una sensibilità interiore di prim’ordine che gli dà le antenne per intercettare la malvagità e l’ambizione degli animi umani. “Nei miei libri c’è una volontà di denuncia, cerco di parlare di tematiche civili e sociali, partendo dal medical thriller voglio portare il lettore ad una riflessione più ampia. Dal thriller scaturisce l’analisi sociale. Gli avvoltoi delle mie storie sono uomini pronti a trarre profitto illecitamente sulla pelle degli altri”, conclude lo scrittore. Il 31 luglio alle 20.00 sarà presentato il libro “Super heroes” firmato da Chiara Guida, Federica Aliano, Diego Altobelli, Martina Ponziani, Davide Cantire, Cecilia Strazza. Il testo parla dei film che trattano di supereroi, l’universo dei “cinecomic”, trovando nella caratteristica del conflitto interiore il trait d’union comune tra i personaggi presi in esame. Sarà presente Chiara Guida, direttore responsabile di Cinefilos.it, portale dedicato alla settima arte, fondato nel 2008 allo scopo di dare informazioni sul mondo del cinema, e su tutto ciò che lo riguarda, in maniera semplice e diretta, lontano da quello accademico e da quello della critica ufficiale italiana, e un’altra delle autrici, Cecilia Strazza. Nel portale Cinefilos.it una sezione è interamente dedicata al “Marvel Cinematic Universe”, il mondo di film, ma anche corti e serie tv e web, di supereroi prodotti dai Marvel Studios e basati sui personaggi apparsi nelle pubblicazioni della Marvel Comic. Il primo film del Marvel Universe stato Iron Man (2008), che ha aperto la cosiddetta Fase Uno, conclusasi con The Avengers (2012). La Fase Due è iniziata con Iron Man 3 (2013) e si è conclusa con Ant-Man (2015). La Fase Tre è cominciata con Captain America: Civil War (2016) e finirà con il sequel di Infinity War (ancora senza titolo ufficiale) (2019). La Fase 4 invece comincerà con Spider-Man: Far From Home (2019), Guardiani della Galassia Vol. 3 (2020) e si parla di un film su Black Widow, uno su Nova, uno su Moon Knight, il sequel di Black Panther, uno sugli Eterni e il sequel di Doctor Strange. Il franchise Marvel Cinematic Universe  è considerato uno dei più importanti universi multimediali condivisi e rappresenta uno dei più grandi successi commerciali di sempre, anche perché ha lanciato una serie di altri prodotti tra cui attrazioni ed esposizioni a Disneyland Resort e Times Square, speciali televisivi, videogiochi e spot televisivi. I personaggi Marvel esistono separatamente, si uniscono per uno specifico evento e poi tornano nei loro mondi. Il Marvel Cinematic Universe è dunque un universo inter-connesso di personaggi cinematografici, sulla falsariga di quello dei fumetti. Un supereroe è un personaggio immaginario (di fumetti, narrativa, cartoni animati o film) che si caratterizza per le sue doti di coraggio e nobiltà e che generalmente ha abilità straordinarie, dette superpoteri, rispetto a quelle degli esseri umani normali, oltre a possedere un nome e un costume pittoresco. I supereroi trascorrono la maggior parte del loro tempo combattendo contro mostri, alieni, disastri naturali e supercriminali. Da più di mezzo secolo la figura del supereroe e le sue avventure fanno parte del nostro immaginario collettivo. I supereroi incarnano un bisogno collettivo di protezione: il filosofo Ralph Waldo Emerson parlava di “Uomini rappresentativi”, ossia “i migliori che rendono sana la Terra”, lo psicologo Erich Neumann di “Grandi individui“, valorosi che grazie al loro percorso cambiano lo status quo collettivo. Dietro i grandi poteri, però, ogni supereroe nasconde una storia personale fatta di traumi, debolezze e sconfitte, che ne rivelano il lato umano: dietro le loro maschere si celano uomini comuni con problemi reali, e questo è ciò che permette al pubblico di immedesimarsi facilmente con loro e sognare, come loro, una rivincita, la possibilità di crearsi un alter ego vincente. Per esempio, Spiderman, creato nel 1962: Peter Parker è un ragazzino che viene morso da un ragno radioattivo e acquisisce poteri straordinari. La trasformazione che Peter Parker subisce in Uomo Ragno è stata vista come una metafora del passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Da ragazzi, infatti, molti si sono sentiti insicuri, poco amati o sono stati vittime: Peter Parker è l’esempio di colui che diventa di colpo un uomo adulto (rappresentato dalla figura del supereroe) e supera i propri problemi facendosi fonte di salvezza per gli altri. Allo stesso tempo però può sempre tornare ad essere l’adolescente, un ragazzo tra gli altri, quindi esprime bene gli ondeggiamenti dell’età adolescenziale. Batman, creato nel 1939, è un supereroe assetato di giustizia, senza superpoteri. L’analisi psicologica l’ha fatto definire come “il guardiano dell’inconscio”, in quanto rappresenta l’uomo che ha messo in atto un contatto sano con il suo sé interiore, accettando il dolore. Il pipistrello, infatti, è un’immagine angosciante nella mente di Bruce Wayne, ma egli decide di accoglierlo e di indossare proprio questo travestimento per affrontare a viso aperto le sue paure. Batman rappresenta l’uomo che è riuscito a canalizzare verso il bene tutti i suoi disagi interiori e i suoi traumi, e che protegge i deboli per evitare che anche loro soffrano come ha sofferto lui, insegnando che il dolore può farci crescere e non solo abbatterci. Superman nacque nel 1933 e anche il suo personaggio è ricco di metafore psicologiche. Ad esempio la Kryptonite, tallone d’Achille dell’eroe volante, è stata interpretata come allegoria del sistema emotivo di Clark Kent. A seconda del colore di cui la Kryptonite diventa, infatti, l’eroe subisce le reazioni più diverse, da benevole a distruttive. Quando questo elemento diventa verde può portare Superman addirittura alla morte, e questo colore spesso rappresenta l’immaturità, l’invidia o l’animo insensibile: sentimenti emotivi che possono portare l’uomo all’autodistruzione. Il colore rosso è invece il colore dell’aggressività, del peccato e della rabbia, e queste emozioni sono capaci di farci perdere il controllo su noi stessi: non a caso la Kryptonite rossa è quella che porta Superman a perdere la memoria, a trasformarsi in un altro essere che somiglia a lui, a spogliarlo dei suoi superpoteri, che rappresentano la sua forza di canalizzare le energie verso il bene. Iron Man, creato nel 1963, è l’alter ego di Tony, il figlio del magnate Howard Stark, dal quale eredita un’innovativa industria bellica. Ricchissimo, conduce un’esistenza tanto lussuosa quanto inconsapevole, finché la sua vita non è sconvolta da un rapimento da parte di un gruppo di terroristi. Capriccioso, ma molto talentuoso, troverà la sua strada solo dopo esser stato salvato dal sacrificio di un amico e dopo aver percorso la “traversata del deserto”, un viaggio di individuazione simbolico costellato da sacrificio e sofferenza che lo porta a ideare Iron Man, una super armatura che gli dona velocità, forza, potenza di fuoco, capacità di volare. Non ha superpoteri, ma grazie a questa straordinaria invenzione diventerà un supereroe, dimostrando che ingegno ed estro sono chiavi preziose che permettono di evolversi. La sua personalità presenta alcuni dei sintomi tipici di un Disturbo Post Traumatico da Stress, che insorge in seguito a un evento traumatico scatenante. Il suo complesso percorso psicologico lo porta ad alternare momenti di incredibile lucidità creativa a situazioni maniacali in cui è prigioniero della bipolarità e dell’ambizione di superare e superarsi, ammonendo così quanto il confine tra oltrepassare i propri limiti o diventarne schiavi sia spesso molto sottile. Capitan America, creato nel 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale, come simbolo di un’America libera e democratica, vive oggi una nuova giovinezza, in quanto l’inconscio collettivo occidentale avverte sempre più il bisogno di un liberatore che possa soccorrere questa società malata. Capitan America rappresenta lo stereotipo tipico dell’eroe, un uomo di giustizia (ma non un giustiziere), con un’etica ben chiara, che sa cos’è giusto e cos’è sbagliato e non è disponibile a scendere a compromessi. Hulk, creato nel 1962, è la storia dello scienziato Bruce Banner che, durante un esperimento scientifico, per salvare un ragazzo che intromettendosi involontariamente nell’esperimento sta andando incontro a morte sicura, rimane colpito da una scarica radioattiva potentissima, tramutandosi così nell’incredibile Hulk, gigante verde dalla forza devastante. Da ora in poi quello di Banner sarà un destino errante, costretto a vagare per il mondo nascondendo a tutti il terribile segreto della sua seconda identità: una sorta di versione fumettistica della doppia personalità di Dr Jekyll e Mr Hyde. Il mostro rappresenta l’incapacità di controllare la componente aggressiva del proprio animo, che si sprigiona in tutta la sua forza devastante e incontenibile. Banner/Hulk, a differenza degli altri eroi, non si traveste, ma distrugge, nell’atto di trasformazione, i propri indumenti, come un atomo instabile che si trasforma di continuo in una delle due polarità, negativa e positiva, ben sapendo di non poter dominare l’incontrollabile (l’inconscio). Il corpo di Hulk, in questo senso, è l’incarnazione dell’impossibilità di dominare completamente la natura, che si dimostra pericolosa e indomabile. Infine Wonder Woman, la supereoina simbolo del girl power e della forza femminile, è nata nel 1941: prima eroina femminile dei fumetti, testimonia la lotta di genere e le difficoltà per una donna di emergere. (Carlo Alfaro)

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