Gabbiano corso avvistato sull’isolotto dell’Isca

Gli operatori del Parco marino di Punta Campanella sono sicuri che erano loro

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Foto tratta da latuacasaalmare.it

 

Massa Lubrense – Non ci sono stati dubbi da parte degli operatori del Parco marino di Punta Campanella quando hanno avvistato sull’isolotto dell’Isca degli esemplari di gabbiano corso.

Un tipo di gabbiano (Ichthyaetus audouinii) che è raro e si distingue, da adulto, dal gabbiano reale (Larus michahellis) per il becco rosso corallo con la punta nera e gialla e le zampe scure color verde-oliva. Il corpo è di dimensioni più ridotte e snelle (in media è lungo 50 cm e pesa dai 500 ai 600 gr[ senza fonte), ed il volo è più agile. I gabbiani adulti sono di colore bianco, tranne la schiena di colore grigio perla, le punte delle ali e della coda nere. La rima palpebrale è rossa.

Non è un uccello invadente come il gabbiano reale di cui nella nostra zona ne condivide l’habitat, non si nutre nelle discariche e ‘frequenta’ un tipo di mare pulito, dove vi si riproduce anche e vi si nutre. Il suo habitat è quello delle coste mediterranee dove il mare è meno inquinato e nidifica in Spagna (Isole Chafarins e foce dell’Ebro), in Algeria, in Grecia, in Italia (Sardegna, Arcipelago Toscano, Puglia e Campania); piccole colonie si trovano anche in Corsica, Tunisia, Marocco, Croazia (su alcune isole del mar Adriatico tra cui Curzola), in Turchia e a Cipro. In inverno si muove a sud, lungo la costa nordafricana, ed oltre in Gambia, Mauritania, Gabon e Senegal.

E di fatti uno di essi a cui gli operatori del Parco marino avevano messo ad una zampetta una targhetta che gli era stata applicata qualche mese prima, fu individuato in Libia. Per cui essi dalle nostre zone quando il clima si fa più freddo prendono la rotta verso il continente africano.

Nidifica in primavera inoltrata, un mese più tardi del gabbiano reale, su piccole isole lungo le coste rocciose. Le uova, 2 o 3, sono deposte in un nido costruito durante il corteggiamento e caratterizzato da uno scavo nel terreno rivestito da materiale di origine vegetale, si schiudono dopo quasi un mese dalla deposizione, con il maschio che aiuta nella cova la femmina.

In Italia la maggior parte di siti di nidificazione è protetto ai sensi della legge n. 394/91 sulle aree protette ovvero è considerata Zona di Protezione Speciale ai sensi della Direttiva 79/409/CEE, nota come Direttiva Uccelli. Queste zone protette si trovano nei siti toscani che ricadono all’interno del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, mentre la maggior parte dei siti sardi ricade nel territorio del Parco nazionale Arcipelago di La Maddalena, del Parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu e del Parco nazionale dell’Asinara; mancano misure di protezione specifiche per i siti ubicati nella Sardegna meridionale (Carloforte, Teulada, Pula, Villasimius); altri siti di nidificazione si trovano in Campania all’interno del Parco nazionale del Cilento, dell’Area marina protetta Santa Maria di Castellabate e nel Regno di Nettuno a Ischia ed in Puglia nel Parco naturale regionale Isola di Sant’ Andrea e litorale di Punta Pizzo.

Ed ora quelli che si trovano nella nostra zona, si parla di circa 40 sul suddetto isolotto (famoso per essere stato dimora di Eduardo e Luca De Filippo, in piena zona B), pensiamo che siano sotto una buona stella, l’Area marina protetta di Punta Campanella. Da quando è stata ‘fondata’, con il suo monitoraggio, ha preservato la costa che va dal Capo di Sorrento fino a punta San Germano per la protezione integrale della natura.

 

GISPA

 

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