Fabbricato post terremoto abusivo, lo dice il Consiglio di Stato dopo 31 anni

“La Giustizia è lenta, ma prima o poi arriva a fare il suo corso” non è solo un adagio ma è spesso la realtà.Ci ha impiegato ben 31 anni, lo scriviamo a numeri e non a lettere perchè si capisca meglio.Una sentenza pilota, titola Salvatore Dare su “Metropolis”(oggi in edicola). Una vicenda esemplare che potrebbe fare scuola. Sono tante le megaspeculazioni edilizie ordite con la scusa della ricostruzione post terremoto. Le scosse di assestamento di quel 23 novembre 1980 a 36 anni di distanza si fanno ancora sentire.
A Meta, ad esempio, accade che un fabbricato sul Corso Italia, dichiarato subito , con perizie di parte, da demolire e ricostruire, per utilizzare anche i fondi della 219 (mentre l’ordinanza 80 era solo per le riparazioni ed i consolidamenti di quegli edifici dichiarati meno danneggiati)dopo 31 anni dalla licenza edilizia del 1985 e 29 anni dalla successiva sanatoria del 1987, concessa dal Comune per sanare alcune difformità rispetto al progetto iniziale, secondo il recentissimo parere del Consiglio di Stato è totalmente abusivo .
Il Comune ora dovrebbe eseguire la sentenza e ordinare l’abbattimento dell’immobile.Salvo altri escamotage giuridici per annullare il dispositivo della sentenza.
Tutto inizia nel 1985. Lungo il Corso Italia c’è un fabbricato danneggiato, dal 1980 sono stati evacuati gli inquilini. Il proprietario forte dei pareri dei tecnici di parte ne chiede l’abbattimento e la ricostruzione, troppo gravi sono i danni strutturali per una semplice ristrutturazione.
Sulla sua scia sono stati condotti altre operazioni simili lungo tutta la penisola sorrentina, che con il suo tributo di vite umane viene inserita tra quei comuni maggiormente danneggiati e dunque finanziabili dallo Stato. Un affare per il mezzogiorno di oltre 200 mila miliardi di vecchie lire, che si rivelerà foriero di tante fortune per tanti imprenditori, tecnci e periti,e purtroppo soprattutto per la malavita organizzata…
Ma torniamo al nostro caso.
Il Comune di Meta vista l’istanza concede in un primo momento nel 1985 l’autorizzazione edilizia. Ma con successiva ordinanza sindacale decide l’annullamento della concessione in sanatoria del 1987. Avverso l’annullamento , il proprietario si rivolge al TAR . Dopo vent’anni i Giudici si esprimono bocciando progetti e permessi:”Il fabbricato è stato realizzato su una diversa area di sedime, con mutamento del prospetto e cambio di destinazione d’uso”. Lo stesso TAR giudica anche illegittima “la successiva concessione edilizia” rilasciata nel 1987 “volta a sanare il realizzato poichè alla data del rilascio di questa era già entrato in vigore il PUT della penisola sorrentina, che impedisce che possano essere approvate concessioni che comportino la modifica dell’esistente”. Il Consiglio di Stato ora ha confermato il giudizio dei Giudici amministrativi campani.A Torre Annunziata è in corso intanto , per lo stesso caso, anche un processo civile su istanza di un vicino .Di seguito la sentenza del Consiglio di Stato che in pratica conferma il parere del TAR.

Pubblicato il 03/08/2016

N. 03508/2016REG.PROV.COLL.

N. 09374/2007 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 9374 del 2007, proposto dalla signora Ambrosio Maria Rosaria, rappresentata e difesa dall’avvocato Pasquale Lambiase, con domicilio eletto presso Massimo Lauro in Roma, via Ludovisi, 35;

contro

Gargiulo Lauro, rappresentato e difeso dall’avvocato Aldo Starace. con domicilio eletto presso Claudia De Curtis in Roma, viale Giuseppe Mazzini, 142;
Gargiulo Giovanna, Gargiulo Annamaria, D’Atri Maria Raffaella, non costituite in giudizio;

nei confronti di

Comune di Meta di Sorrento non costituito in giudizio;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. CAMPANIA – NAPOLI: SEZIONE II n. 20045 del 7 dicembre 2005, resa tra le parti, concernente autorizzazione edilizia per ricostruzione fabbricato.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del signor Lauro Gargiulo;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 28 aprile 2016 il Cons. Oberdan Forlenza e udito per la parte appellata l’avvocato Starace;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Con l’appello in esame, la signora Maria Rosaria Ambrosio impugna la sentenza 7 dicembre 2005 n. 20045, con la quale il TAR per la Campania, sez. II, ha accolto il ricorso proposto dalla signora Maria Raffaella D’Atri, e, per l’effetto, ha annullato la autorizzazione edilizia 1 giugno 1985 n. 14/85 rilasciata alla Ambrosio per la ricostruzione di un immobile in Meta di Sorrento, corso Italia 23, nonché la concessione edilizia 24 novembre 1987 n. 43.

La sentenza impugnata – preso atto che la Ambrosio aveva ottenuto una autorizzazione per demolizione e ricostruzione del fabbricato – ha rilevato sia che l’intervento di ristrutturazione edilizia avrebbe dovuto previamente ottenere il nulla osta dell’autorità preposta alla tutela del vincolo di cui alla l. n. 1497/1939, sia che il fabbricato è stato realizzato su una diversa area di sedime, con mutamento del prospetto e cambio di destinazione d’uso (e una concessione in sanatoria n. 14/1987, a tal fine rilasciata, era stata annullata con ordinanza sindacale n. 82/1987).

E’ stata ritenuta altresì illegittima la successiva concessione edilizia 24 novembre 1987 n. 43, volta a sanare il realizzato, poiché alla data del rilascio di questa era già entrato in vigore il PUT della Penisola Sorrentina, il cui art. 5, co. 1, impedisce che possano essere approvate concessioni che comportino la modifica dell’esistente.

Avverso tale decisione vengono proposti i seguenti motivi di appello:

a) violazione artt. 137 ss. e 160 c.p.c. ; inammissibilità del ricorso; nullità della sentenza; violazione e falsa applicazione art. 7 l. n. 890/1982, artt. 137 ss. e 160 c.p.c.; eccesso di potere sotto molteplici profili; violazione del giusto procedimento di legge; violazione dei principi generali in materia di notifica; ciò in quanto “il ricorso non è stato mai notificato all’appellante, che ha avuto cognizione dello stesso solo e unicamente nel corso del procedimento civile instaurato dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata, sezione di Sorrento”. Il ricorso risulta invece notificato ad un figlio dell’appellante “non meglio identificato visto che appare una firma illeggibile apposta sull’avviso di ricevimento alla via dei Platani 8, palazzo Gemar”, laddove la D’Ambrosio abita da sempre al civico 24 della medesima strada;

b) illegittimità costituzionale dell’art. 23, co, 3, l. n. 1034/1971, dell’art. 9 l. 205/2000, degli artt. 3, 21, 24 e 111 R.D. n. 642/1907;

c) violazione artt. 112 e 292 c.p.c. e del principio di immodificabilità dei motivi, poiché i titoli edilizi sono stati annullati per una ragione diversa e non dedotta dalla ricorrente;

d) violazione ll. reg. Campania nn. 54/1989; 65/1981; 10/1981; falsità dei presupposti; errore nell’esame degli atti; perplessità; ciò in quanto era presente il provvedimento sindacale n. 45/1985, emanato ai sensi dell’art. 7 l. n. 1497/1939, dopo il parere della Commissione edilizia integrata.

Si è costituito in giudizio il signor Lauro Gargiulo, il quale ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione passiva, poiché il ricorso in appello, notificatogli il 14 novembre 2007, dopo quasi due anni dal deposito della sentenza impugnata (e dunque comunque oltre il termine “lungo” di un anno), gli è stato notificato nella qualità di erede della signora D’Atri Maria Raffaella, che “non è mai deceduta”. Né l’appello è stato notificato presso il domicilio eletto per il giudizio di I grado.

Ha comunque concluso per il rigetto dell’appello, stante la sua infondatezza.

Dopo il deposito di ulteriori memorie e repliche, all’udienza pubblica di trattazione del 28 aprile 2016 la causa è stata riservata in decisione.

DIRITTO

L’appello deve essere dichiarato irricevibile per tardività.

Il giudizio di I grado, conclusosi con la sentenza impugnata dalla Ambrosio con il ricorso in appello ora in esame, è stato instaurato con ricorso che, relativamente alla predetta Ambrosio, risulta spedito il 31 luglio 1985 e dunque notificato a soggetto, qualificato nella relata come figlio (che entrambe le pari ipotizzano possa essere il figlio della Ambrosio, Ignazio Celentano), a via dei Platani 8, Parco Gemar, in data 3 agosto 1985.

Da ciò consegue che il giudizio di I grado è stato correttamente instaurato nei confronti della Ambrosio e che, pertanto la stessa, in difetto di notificazione della sentenza ivi pronunciata, poteva giovarsi, ai fini della proposizione dell’appello, del termine cd. “lungo”, di un anno, decorrente dalla data di pubblicazione della sentenza, avvenuta in data 7 dicembre 2005 (art. 28, comma terzo, l. n. 1034/1971; art. 327 c.p.c, nel testo all’epoca vigente).

Poiché l’appello risulta invece notificato al Comune di Meta di Sorrento ed alla D’Atri in data 14 novembre 2007 (in disparte ogni verifica in ordine alla effettività di tale ultima notificazione), ovvero in data 13/22 febbraio 2008 (essendo presente in atti una ulteriore notifica), esso risulta essere tardivo.

A tali conclusioni non si oppone quanto esposto dalla Ambrosio, la quale – sia con il primo motivo di appello, sia con le ulteriori memorie e repliche – afferma, in sostanza, esservi inesistenza/nullità della notifica del ricorso instaurativo del giudizio di I grado, e dunque assoluta non conoscenza del medesimo da parte sua, poiché l’atto sarebbe stato notificato ad un soggetto non meglio identificato, qualificato come “figlio”, ed a via dei Platani, 8, laddove ella risiederebbe alla medesima via, ma al civico 24.

Da ciò discenderebbe, nella prospettazione della Ambrosio, l’inapplicabilità anche del termine di un anno, ai fini della notifica dell’appello.

Il Collegio ricorda, innanzi tutto, che la relata di notifica costituisce atto pubblico che fa fede delle attestazioni in essa contenute, di modo che ogni relativa contestazione deve avvenire per il tramite di idonea querela di falso.

In ogni caso, dalla detta relata risulta:

– che il ricorso è stato notificato ad un figlio della Ambrosio, e tanto risulta coerente con quanto previsto dall’art. 139, comma secondo, c.p.c., non richiedendosi, ai fini del perfezionamento della notifica, il requisito della stabile convivenza (Cass. civ., sez. VI, 17 aprile 2015 n. 7830);

– che la predetta notificazione è avvenuta presso il Parco Gemar, dove la Ambrosio sicuramente risiede, in disparte ogni verifica se, all’epoca dei fatti, l’edificio fosse numerato 8, e solo successivamente 24 (come sostenuto dalla D’Atri), civico quest’ultimo presso il quale la Ambrosio afferma di risiedere.

Ed, a tal fine, non risultano risolutive né la attestazione 6 marzo 2016 n. 5503 del Comune di Piano di Sorrento (non già del Comune di Meta di Sorrento), dove è affermato che il complesso immobiliare Parco Gemar “attualmente è individuato al civico di via dei Platani, 24”; né il certificato di residenza storico della Ambrosio (anch’esso rilasciato dal Comune di Piano e non già di Meta di Sorrento), poiché ivi si afferma che la Ambrosio è residente a via dei Platani 24, dal censimento del 1991, mentre i fatti oggetto di esame risalgono al 1985.

Per le ragioni esposte, l’appello, notificato oltre il termine di un anno dalla pubblicazione della sentenza impugnata, deve essere dichiarato irricevibile per tardività.

Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, tenuto anche conto di quanto previsto dall’art. 26, co. 1, Cpa.

Al riguardo, il Collegio rileva che l’accertamento di irricevibilità del gravame si basa, come dianzi illustrato, su ragioni manifeste, in modo da integrare i presupposti applicativi dell’art. 26, co. 1, c.p.a. secondo l’interpretazione che ne è stata data dalla giurisprudenza di questo Consiglio di Stato (cfr. da ultimo sez. IV, 28 giugno 2016, n. 2864; sez. V, 21 novembre 2014, n. 5757, cui si rinvia ai sensi degli artt. 74 e 88, comma 2, lett. d), c.p.a. anche in ordine alle modalità applicative e alla determinazione della misura indennitaria).

La condanna della parte ricorrente ai sensi dell’art. 26 cod. proc. amm. rileva, infine, anche agli effetti di cui all’art. 2, comma 2-quinquies, lettere a) e f), della legge 24 marzo 2001, nr. 89, come da ultimo modificato dalla legge 28 dicembre 2015, nr. 208.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello di Ambrosio Maria Rosaria (n. 9374/2007 r.g.), lo dichiara irricevibile.

Condanna l’appellante al pagamento, in favore di Gargiulo Lauro, delle spese e dei diritti del presente grado di giudizio, che liquida in complessivi Euro 7.000,00 (settemila/00), oltre accessori come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 28 aprile 2016 con l’intervento dei magistrati:

Vito Poli, Presidente

Raffaele Greco, Consigliere

Silvestro Maria Russo, Consigliere

Oberdan Forlenza, Consigliere, Estensore

Giuseppe Castiglia, Consigliere

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Oberdan Forlenza Vito Poli

IL SEGRETARIO

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