Discussioni attorno ad un Pino

Rassegna Stampa
Fonte Politica in penisola
A proposti di alberi che crollano o da abbattere… Bando ad ogni integralismo!
Pubblicato da Politica in Penisola
lunedì 13 marzo 2017 – 0:33
Sui social si sta sviluppando una “vivace” discussione sul cedimento del Pino dell’anfora ubicato lungo la statale 163 a causa del forte vento che nei gioni scorsi ha colpito l’area costiera provocando numerosi danni al patrimonio arboreo, ma non solo a quello. Nel post del WWF è spiegato l’intervento di messa in sicurezza del tronco residuo effettuato questa mattina e della decisione dell’Associazione di trasformarlo in una scultura a cura di un’artista specializzato in incisioni sul legno. Potrebbe trasformarsi in un’attrazione per quest’oasi di un centinaio di metri quadri affidata all’Associazione ambientalista dalla proprietaria del fondo. pino-caduto-ss-163Restiamo però al tema del crollo che si è verificato all’incirca alle 8.30 di mattina dell’8 marzo provocando la caduta sulla strada della chioma alberata del pino letteralmente spezzata dalla furia del vento. Altri alberi hanno ceduto e non solo a Piano di Sorrento a conferma dell’eccezionale violenza del vento. Miracolosamente in quel momento lungo la statale non transitavano auto altrimenti sarebbe stato un disastro.

Su facebook si scontrano innocentisti e colpevolisti, su tutti spicca l’intervento dell’ing. Antonio Elefante che pubblica un post molto critico, anzi chiaramente accusatorio nei confronti di Claudio d’Esposito presidente del WWF Terre del Tirreno divenuto da qualche mese a questa parte proprietario di quest’albero per cessione dello stesso e di una piccola area del fondo agricolo da parte della proprietaria, la Contessa Colonna. Una decisione che la sottrae all’incombenza con relativa ordinanza sindacale di dover mettere in sicurezza l’albero a seguito del cedimento dell’anfora che ne circondava la base. Obbligo transitato in capo al WWF e a d’Esposito che stavano predisponendosi ad effettuare l’intervento una settimana fa, poi rinviato a causa del maltempo.

Scrive Elefante commentando un articolo di stampa sul pino: “Egregio direttore perchè lei non racconta della storia di questo albero? Sarebbe bene spiegare che per questo albero il Comune di Piano di Sorrento ha emesso qualche tempo fa una specifica ordinanza di messa in sicurezza nei confronti della proprietraia, Maria Vittoria Colonna. Dopodichè il WWF ha sollevato scudi perchè riteneva che questo albero, smentendo il giudizio di qualche esperto, dovesse essere conservato escludendo la possibilità che questi rappresentasse un pericolo. Dopodichè all’alzata di scudi del WWF è subentrato un atto pubblico di donazione trasferimento mediante il quale la signora M.Vittoria Colonna ha ceduto in data 2 nov. 2016 alla associazione WWF in persona del suo presidente Claudio D’esposito, la proprietà dell’albero e di un piccolissima porzione di terreno su cui incide l’albero. In altre parole e a ben vedere, la proprietaria con il trasferimento del bene ha voluto disinnescare qualsiasi responsabilità ma anche polemica sull’eventuale mantenimento o taglio dell’albero. Dopodichè con ordinanza n.8 del 30.01.2017 il Comune di Piano di Sorrento ha reiterato l’ordinanza di messa in sicurezza nei confronti del WWF e nella persona del suo presidente Claudio D’Esposito. A questo punto mi chiedo se il crollo dell’albero non implichi una qualche ipotesi di reato giacchè il comportamento dell’attuale proprietario è da ritenersi dolosamente omissivo“.

Oggi abbiamo appreso dallo stesso WWF che l’albero aveva 149 anni. Quindi poteva anche essere giunto al termine del suo ciclo di vita naturale considerando l’età media dei Pini che potrebbe essere anche più lunga, spiegano gli esperti, ma che una malattia o le condizioni ambientali avverse possono ridurre essendosi determinato un danno irreparabile. Per questo ci sono le perizie dei tecnici e anche in questo caso il WWF certamente si premurerà di produrla. Da questa vicenda però scaturiscono alcune considerazioni che è bene per tutti tenere a mente. Inanzitutto la necessità di mettere da parte ogni visione integralista di questo tipo di problemi. Infatti se è sbagliato pensare di garantire la sicurezza pubblica tagliando tutti (o quasi) gli alberi che si presume rischino di crollare, altrettanto errato è affermare che nessun albero meriti di essere abbattuto se invece lo decretino delle perizie tecniche. Se malauguratamente l’albero avesse colpito un’auto o un pulman in transito sulla SS163, sicuramente le responsabilità dell’incidente sarebbero ricadute in primis sul proprietario della pianta, cioè il WWF e d’Esposito. Salvo poi a dimostrare in sede giudiziaria che l’albero ha ceduto non per cause legate alla compromissione del suo apparato radicale, bensì per il vento e quindi senza una causa direttamente riconducibile alla diagnosi di pericolo periziata. Questa impostazione aiuterebbe meglio a comprendere reciproche ragioni della scelta in capo a chi ha la responsabilità legale di un albero, sia esso un privato o il pubblico.

Dal reciproco riconoscimento (e rispetto) di compiti e responsabilità – quelle di un’Associazione e quelle dell’Istituzione – può solo derivarne un vantaggio alla comunità nella consapevolezza che gli alberi sono parte ingrante del paesaggio, ma anche elementi essenziali per la qualità della vita di una comunità. Non per questo debbono trasformarsi in minacce per la vita lasciando che si esplichino gli effetti devastanti di una caduta. Laddove al crollo o all’abbattimento di un albero non seguisse il reipianto della stessa specie o di una analoga (con tutte le cure del caso), allora qualche preoccupazione sarebbe legittima. Diversamente laddove si impianta un nuovo albero al posto di uno crollato e abbattuto Associazione e Istituzione dovrebbero soltanto collaborare al buon esito dell’intervento e il contributo che può venire dalla prima alla seconda è senza dubbio utile!

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