I dati della centralina mobile ARPAC commentati da Francesca Moroni 5stelle

sabato 5 agosto 2017

I dati della centralina mobile dell’ARPAC

Abbiamo ricevuto dal nostro consigliere Salvatore Mare i dati in forma tabulare delle rilevazioni effettuate dalla centrale mobile dell’Arpac posizionata per 2 settimane a Piano di Sorrento in piazza Cota. Per rendere i dati maggiormente fruibili di seguito forniamo una spiegazione dei singoli agenti inquinanti con i relativi limiti di legge e, per ognuno di essi, un grafico che riporta le ultime 250 rilevazioni sulle circa 300 effettuate. Come fonte delle informazioni generali abbiamo utilizzato il sito dell’ARPA del Friuli Venezia Giulia. I dati, seppur incompleti rilevano comunque la presenza di agenti inquinanti nell’aria che respiriamo in penisola. Anche se nel breve periodo oggetto dei rilevamenti non sono stati sforati i limiti di legge, resta comunque evidente che un monitoraggio continuo sarebbe auspicabile se non necessario per la salvaguardia della salute di tutti i residenti.

Il biossido di azoto (NO2)

Definizione e fonti principale

Il biossido di azoto è una molecola fortemente reattiva composta da un atomo di azoto e da due atomi di ossigeno. Proprio in quanto fortemente reattiva entra in numerose reazioni chimiche che portano alla formazione di altri inquinanti, tra i quali l’ozono. Il biossido di azoto si forma in ambienti ad alta densità energetica (alte temperature), come ad esempio nelle combustioni di origine antropica, ma anche all’interno dei fulmini.

Per quanto riguarda la combustioni, in particolare, il biossido di azoto di forma soprattutto in condizioni di alta disponibilità di ossigeno rispetto alla disponibilità di combustibile. In queste condizioni l’ossigeno disponibile, favorito dalle alte temperature, si lega alle molecole di azoto, abbondantemente presenti nell’aria, dando origine prima al monossido di azoto e, in seguito, al biossido di azoto.

Proprio per queste sue caratteristiche, il biossido di azoto viene prodotto soprattutto dal traffico, il particolare dai motori Diesel, e dalle centrali di produzione di energia elettrica. Dato che la maggior parte del biossido di azoto (NO2) nasce come monossido di azoto (NO), un rapporto NO/NO2 alto è un indicatore di vicinanza alle sorgenti che lo emettono.

 

Effetti sulla salute

Proprio in quanto fortemente reattiva, la molecola di biossido di azoto è un agente irritante. Esplica questa azione a livello delle mucose delle vie respiratorie, sia a livello nasale che bronchiale ed è inoltre precursore, in presenza di forte irraggiamento solare, di una serie di reazioni secondarie che determinano la formazione di tutta quella serie di sostanze inquinanti note con il termine di “smog fotochimico”. l biossido di azoto può anche dare origine ad acido nitrico (HNO3) e, sotto questa forma, contribuire all’acidificazione delle piogge e degli specchi d’acqua.

I valori di riferimento

Per il biossido di azoto, la normativa italiana ed europea individua tre livelli di riferimento a tutela della salute umana, i quali non andrebbero mai superati. Questi livelli sono:

* concentrazione media annuale NO2 di 40 µg/m3

* 18 giorni all’anno in cui la concentrazione media oraria di NO2 risulta superiore a 200 µg/m3

* 3 giorni all’anno in cui la concentrazione media oraria di NO2 risulta superiore a 400 µg/m3 (soglia allarme)         
Il monossido di azoto, pur essendo a tutti gli effetti un inquinante, non ha dei limiti di legge associati, in quanto è caratterizzato da tempi di vita medi molto bassi e soprattutto risulta meno irritante del biossido di azoto. Per quanto riguarda la tutela della vegetazione, invece, il limite fissato dalla vigente normativa si riferisce agli ossidi di azoto totali (NO NO2, espressi come NO2) la cui concentrazione media annuale non deve superare i 30 µg/m3.
NOTA: Poiché il biossido di azoto è un gas, la sua densità, quindi concentrazione, dipende dalla temperatura e pressione. Per questo motivo le concentrazioni rilevate in aria ambiente debbono essere riportate ad un livello “normale”, definito convenzionalmente da una temperatura di 20 °C e da una pressione di 1013,25 hPa (un’atmosfera).

Il monossido di carbonio (CO)

Il monossido di carbonio (CO), noto anche ossido di carbonio è uno degli inquinanti atmosferici più diffusi.

E’ un gas tossico, incolore, inodore e insapore che viene prodotto ogni volta che una sostanza contenente carbonio brucia in maniera incompleta. E’ più leggero dell’aria e diffonde rapidamente negli ambienti.Come l’ anidride carbonica (CO2) deriva dall’ossidazione del carbonio in presenza di ossigeno.

La sua presenza è quindi legata ai processi di combustione che utilizzano combustibili organici. In ambito urbano la sorgente principale è rappresentata dal traffico veicolare per cui le concentrazioni più elevate si riscontrano nelle ore di punta del traffico.

Il principale apporto di questo gas (fino al 90% della produzione complessiva) è determinato dagli scarichi dei veicoli a benzina in condizioni tipiche di traffico urbano rallentato (motore al minimo, fasi di decelerazione, ecc.): per questi motivi viene riconosciuto come tracciante di inquinamento veicolare.Tra i motori degli autoveicoli, quelli a ciclo Diesel ne emettono quantità minime, in quanto la combustione del gasolio avviene in eccesso di aria.

Minore è il contributo delle emissioni delle centrali termoelettriche, degli impianti di riscaldamento domestico e degli inceneritori di rifiuti, dove la combustione avviene in condizioni migliori con formazione di anidride carbonica.

Altre sorgenti significative di CO sono le raffinerie di petrolio, gli impianti siderurgici e, più in generale, tutte le operazioni di saldatura.

E’ infine presente in concentrazioni significative nel fumo di sigaretta ed è un pericoloso inquinante prodotto nel corso di incendi.

E’ definito un inquinante primario a causa della sua lunga permanenza in atmosfera che può raggiungere i quattro – sei mesi e proprio per questo motivo può essere utilizzato come tracciante dell’andamento temporale degli inquinanti primari al livello del suolo.

Mentre gli effetti sull’ambiente sono da ritenersi sostanzialmente scarsi o trascurabili, relativamente agli aspetti igienico-sanitari è da rimarcare l’elevata affinità (circa 240 volte superiore a quella per l’ossigeno) che questo gas dimostra nei confronti dell’emoglobina con formazione di un complesso estremamente stabile (carbossiemoglobina).

Considerando che l’emoglobina è la molecola organica deputata nell’uomo al trasporto dell’ossigeno ai vari organi e tessuti, è evidente come in presenza di elevate concentrazioni di CO, alcune fasce di popolazioni quali neonati, cardiopatici, asmatici e più in generale le persone anziane possano incorrere in alterazioni delle funzioni polmonari, cardiache e nervose, effetti questi conseguenti ad una verosimile azione tossica del composto sugli enzimi cellulari che inibiscono, per questa via, la respirazione.

Cefalea e vertigini sono generalmente riconosciuti come i primi sintomi di avvelenamento da tale composto chimico: ulteriori e successivi effetti fisiopatologici sono le alterazioni psicomotorie con diminuzione della vigilanza, dell’acuità visiva, della capacità di apprendimento e dell’esecuzione di test manuali.

Recenti studi epidemiologici hanno infine dimostrato l’associazione causale tra aumento delle concentrazioni di CO ed incremento della mortalità giornaliera totale, di quella specifica per malattie cardiovascolari e respiratorie a breve termine.

Ai sensi della normativa vigente (D.M. 2 aprile 2002 n.60 e D.P.C.M. 28.03.1983, all.I tab.A) i valori limite per la protezione della salute umana sono rispettivamente: * 40 mg/m3 (concentrazione massima oraria); * 10 mg/m3 (concentrazione media massima trascinata sulle 8 ore).

L’ozono (O3)

Definizione e fonti principale

L’ozono a livello del suolo – da non confondere con lo strato di ozono nell’atmosfera superiore – è uno dei principali componenti dello smog fotochimico. E’ formato dalla reazione con la luce solare (reazione fotochimica) di inquinanti come gli ossidi di azoto (NOx)  nelle emissioni da veicoli e industria e di composti organici volatili (COV) emessi dai veicoli, solventi e l’industria. I più alti livelli di inquinamento da ozono si verificano durante i periodi di tempo soleggiato.

Effetti sulla salute

Un’eccessiva quantità di ozono nell’aria può avere un profondo effetto sulla salute umana. Può causare problemi respiratori, asma grilletto, ridurre la funzione polmonare e causare malattie polmonari. In Europa è attualmente uno degli inquinanti atmosferici più problematici. Diversi studi europei hanno riferito che la mortalità giornaliera aumenta del 0,3% e quella per malattie di cuore dello 0,4%, per l’aumento di 10 µg/m3 dell’esposizione all’ozono.

I valori di riferimento

Per l’ozono, la normativa italiana ed europea individua tre livelli di riferimento da utilizzare per la tutela della salute umana.

Questi livelli sono:

* soglia di allarme – media oraria di 240 ug/m3

* soglia di informazione – media oraria di 180 ug/m3

* valore obiettivo – media trascinata su 8 ore di 120 ug/m3

Per quanto riguarda il valore obiettivo, esso non dovrebbe essere superato in piu’ di 25 giorni durante un anno solare.

Il benzene

Il benzene è un idrocarburo che si presenta come un liquido volatile, in grado cioè di evaporare rapidamente a temperatura ambiente, incolore e facilmente infiammabile.

E’ il capostipite di una famiglia di composti organici definiti aromatici per l’odore caratteristico ed è un componente naturale del petrolio (1 – 5% in volume) e dei suoi derivati di raffinazione. In atmosfera la sorgente più rilevante di benzene (oltre l’80%) è rappresentata dal traffico veicolare, principalmente dai gas di scarico dei veicoli alimentati a benzina dal momento che viene utilizzato ( miscelato ad altri idrocarburi quali toluene, xilene ecc.) come antidetonante in questo tipo di carburante.

In parte proviene anche dalle emissioni che si verificano nei cicli di raffinazione, stoccaggio e distribuzione delle benzine; a tal proposito va segnalato che durante il rifornimento di carburante dei veicoli si liberano nell’aria quantità significative della sostanza con esposizione a rischio del personale addetto ai distributori Il prodotto è presente nelle benzine di produzione nazionale fino ad un tenore massimo dell’1% in volume (Legge 413/97), ma va considerato che in parte si forma anche durante la combustione, a partire in particolare da altri idrocarburi aromatici.

E’ una molecola stabile e relativamente inerte e non ha un ruolo significativo nei processi di inquinamento secondario.

Tra i vari elementi presenti in atmosfera, questo idrocarburo rappresenta probabilmente uno di quelli a più elevato rischio sanitario.

Esso viene infatti classificato come cancerogeno di categoria 1, R45 dalla C.E., nel Gruppo 1 (sostanze per le quali esiste una accertata evidenza in relazione all’induzione di tumori nell’uomo) dalla International Agency for Research on Cancer (I.A.R.C) che lo definisce probabile ed importante causa nell’uomo di leucemia mielogena acuta e forse anche di leucemia di altro tipo ed anche l’Associazione Americana degli Igienisti Industriali lo riconosce cancerogeno accertato per l’uomo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e U.S. Environmental Protection Agency hanno rispettivamente stimato in 4 e 10 casi aggiuntivi di leucemia per milione di persone, il rischio massimo aggiuntivo derivante dall’esposizione, protratta per tutta la vita, a concentrazioni di benzene pari a 1µg/ m3. Ai sensi della vigente normativa (D.M. 60/2002), il valore limite per la protezione della salute umana è fissato, fino al 31 dicembre 2005, in 10µg/ m3, (valore medio annuo) e a partire da quella data sono previste successive e progressive riduzioni annuali per raggiungere, al 1 gennaio 2010, il valore limite di 5 µg/ m3.

Il toluene

Il toluene è un idrocarburo aromatico; viene usato come solvente in sostituzione del più tossico benzene, cui somiglia sotto molti aspetti. È anche contenuto nella benzina. Il toluene è principalmente usato come sostituto del benzene sia come reattivo che come solvente. Come tale viene impiegato per sciogliere resine, grassi, oli, vernici, colle, coloranti e molti altri composti. Può essere contenuto nella benzina fino al 5% in funzione antidetonante, ossia per aumentare il numero di ottano;. l toluene è classificato come sostanza nociva e facilmente infiammabile; è tuttavia meno tossico del benzene e non ha effetti mutageniNon esistono limiti di legge per il Toulene

Le polveri sottili (PM10)

Definizione e fonti principale

Il particolato atmosferico è costituito da minuscole particelle, solide o liquide, che si trovano sospese in aria. Le particelle di diametro superiore ai 100 micron (millesimi di millimetro) in condizioni normali si depositano rapidamente, mentre particelle più piccole possono rimanere sospese in aria per molti giorni. Poiché le dimensioni del particolato sono molto importanti per gli impatti sull’ambiente e sulla salute, esso viene distinto in polveri sottili (PM10; hanno diametro aerologico inferiore ai 10 micron) , in polveri fini (PM2.5; hanno diametro aerologico inferiore ai 2.5 micron) e ultrafini (PM1) o nanopolveri.

Il particolato atmosferico ha moltissime sorgenti, che vanno dalle attività produttive, alla combustione industriale e domestica passando per i trasporti e per le fonti naturali (e.g., sollevamento di sabbie e sale marino). Una parte rilevante di polveri, inoltre, si forma direttamente in atmosfera a seguito di complesse reazioni chimiche che coinvolgono gli ossidi di azoto, di zolfo, l’ammoniaca e numerosi composti organici volatili.

Effetti sulla salute

Il particolato atmosferico, proprio a seguito delle ridotte dimensioni, penetra agevolmente nel sistema respiratorio umano e, nel caso del particolato più fine, passando attraverso i polmoni penetra anche nel sistema cardiocircolatorio.

Le polveri possono pertanto agire sulla salute sia direttamente, mediante un’azione irritante ed infiammatoria, sia tramite come vettori di sostanze nocive che su di esse si depositano.

I valori di riferimento

Per il particolato atmosferico, la normativa italiana ed europea individua tre livelli di riferimento a tutela della salute umana, i quali non andrebbero mai superati. Questi livelli sono:

* media annuale del PM10 di 40 µg/m3

* 35 giorni all’anno con media giornaliera di PM10 superiore 50 µg/m3

* media annuale del PM2.5 di 25 µg/m3 (a partire dal 2020 questo valore dovrebbe ridursi a 20 µg/m3)

Pubblicato da Francesca Moroni a 11:49

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