Cyberbullismo: dalla cronaca a quello che dice la scienza

Alcuni fatti di cronaca

Carolina Picchio, la giovane vittima di cyberbullismo cui è dedicata la legge sul bullismo.

Carolina Picchio era una ragazzina bella e solare, che morì suicida, a 14 anni, nel gennaio del 2013, buttandosi dal balcone di casa sua a Novara, dopo che da qualche settimana circolava in rete un video a sfondo sessuale girato da alcuni suoi coetanei, mentre la molestavano in bagno dopo averla fatta ubriacare a una festa, a dicembre 2012. Il filmato era diventato virale, superando i 2600 like, e Carolina riceveva insulti, minacce, molestie, volgarità da parte di chi lo aveva visionato. Una pressione psicologica insostenibile. Prima di lanciarsi nel vuoto scrisse poche righe: ““Volevo solo dare un ultimo saluto. Perché questo? Beh, il bullismo, tutto qui. Le parole fanno più male delle botte, cavolo se fanno male. A voi cosa viene in tasca oltre a farmi soffrire?. Grazie per il vostro bullismo ragazzi, ottimo lavoro. Spero che ora sarete più sensibili sulle parole.” Racconta il padre, Paolo: “Me la ricordo bene la notte in cui tornò da quella festa, andai a prenderla io stesso e la mattina dopo mi disse: papà non ricordo niente di quello che ho fatto ieri sera. Non sapeva nulla, povera stella. La immagino davanti al video che l’ha uccisa, e penso a lei che scrive la lettera d’addio. Se n’è andata, ma c’è, più di sempre”. Paolo da allora si è battuto strenuamente a favore dell’approvazione della legge di contrasto al fenomeno, che è stata dedicata proprio a Carolina dalla presidente della Camera Laura Boldrini.

Il gesto di un padre devastato

A marzo scorso ha fatto scalpore la decisione di un papà di Worchester, Inghilterra, Adrian Derbyshire, la cui figlia, Julia, era morta suicida, dopo cinque giorni di agonia, a soli 16 anni, per cyberbullismo: ha pubblicato le foto della figlia intubata in ospedale, prima di morire. Un gesto drammatico, per far riflettere sul dramma del bullismo: “Julia voleva solo essere amata e accettata”, ha raccontato. La tragica storia ha inizio quando Julia ha appena 13 anni e studia in Missouri, negli Stati Uniti. Un giorno parla a un’amica della sua sessualità e l’amica racconta le sue confidenze a tutta la scuola. È l’inizio di un lungo incubo: Julia viene insultata, presa in giro e perseguitata dai compagni sui loro forum e chat on line. Alla fine decide di tornare in Inghilterra a vivere con il padre, ma quei fantasmi non smettono di torturarla: continuava a collegarsi con i forum che erano diventati la sua gogna per spiegare che lei era “una grande persona”, ma l’unico effetto fu di far aumentare gli insulti contro di lei. Fino a quel giorno di ottobre 2015 in cui tentò di impiccarsi, morendo pochi giorni dopo. In questi due anni Adrian ha incontrato oltre 200mila bambini e ragazzi, per informarli sui pericoli del bullismo online. “Non voglio che un altro genitore debba patire quello che ho patito io”, dice a tutti.

A Imperia ammonito adolescente protagonista di un tentativo di revenge-porn

Il 27 luglio 2017, la stampa ha reso noto un caso accaduto ad Imperia: un quindicenne ha minacciato l’ex-fidanzata, sua coetanea, inviandole sul proprio smartphone un messaggio whatsApp con una sua foto osè, scattata tempo addietro in un loro momento di intimità, e manifestando l’intenzione di diffonderla via web tra amici e conoscenti. Si tratta di un caso di revenge porn, la porno vendetta, che consiste nel rendere pubbliche immagini a sfondo sessuale dopo la fine di una relazione. Presa dal panico, la giovanissima ha trovato il coraggio di confidarsi con i propri genitori. Il padre della ragazza ha presentato istanza alla Polizia Postale, che a sua volta ha informato la questura, che, dopo aver verificato la veridicità dei fatti, ha convocato per ammonire il giovane, davanti ai suoi genitori, secondo quanto prevede la legge 71/2017 sulla prevenzione e contrasto del cyberbullismo, ad eliminare l’immagine da qualsiasi supporto informatico e non diffonderla. Il ragazzino ha cancellato ufficialmente l’immagine davanti ai poliziotti. Se avesse invece divulgato la foto, come minacciava, l’adolescente rischiava un procedimento penale per divulgazione di materiale pedopornografico, minacce e violenza privata. E’ stato il primo caso di applicazione della legge 71/2017, che ha inserito il cyberbullismo nell’ordinamento legislativo italiano. Lo scopo dell’ammonimento, in virtù della legge, ha un valore educativo e non repressivo, per tutelare i minorenni che fanno un uso spesso inconsapevole della tecnologia. L’ammonimento era già stato inserito per quanto riguarda la disciplina del reato di stalking.

Definizione e tipi di cyberbullismo

Il “cyberbullismo” o “bullismo online” o “e-bullying” è l’attuazione del bullismo, cioè un attacco intenzionale, sistematico e ripetuto nel tempo contro una vittima, condotto da un individuo o un gruppo usando varie forme di contatto elettronico, che gli permettono di raggiungere il vasto pubblico del web.Può essere “diretto”, se si attacca direttamente la vittima, per intimorirla, molestarla, minacciarla, metterla in imbarazzo, farla sentire a disagio, offenderla, ingiuriarla o emarginarla, in maniera pubblica o privata, o “indiretto”, che consiste nel diffondere messaggi dannosi o calunnie sul conto della vittima attraverso i mezzi tecnologici, per umiliarla e distruggerne la reputazione.

Diffusione

In Italia, secondo i dati della Società Italiana di Pediatria, presentati al Congresso Nazionale a Napoli a fine maggio 2017, un ragazzo su 10 riceve atti di cyberbullismo, e sono altrettanti i giovani che lo hanno a loro volta esercitato. Secondo gli ultimi dati forniti dal “Telefono Azzurro”, il 15,9% dei ragazzi, di età compresa tra i 12 e i 18 anni, è stato vittima di bullismo online.

Cyberbullismo e bullismo

Il cyberbullismo condivide col bullismo nella vita reale i classici tre componenti: il bullo, o i bulli, artefici della condotta, che deve essere un’azione che, in maniera esplicita, intende procurare sofferenza e danneggiare la vittima, e avere una durata ripetuta nel tempo (settimane, mesi e anni); la vittima, che subisce e non è in grado di difendersi; gli osservatori che assistono, in maniera più o meno passiva, all’azione. Rispetto però al bullismo tradizionale, l’uso dei mezzi elettronici conferisce alla pratica alcune caratteristiche proprie: 1) Anonimato del molestatore: la possibilità di non rivelare la propria identità e l’esecuzione delle condotte al riparo da occhi indiscreti permette al bullo di eludere il controllo da parte degli insegnanti e/o genitori, e agevola la commissione del reato, perchè gli dà una sensazione di sicurezza e potenza, facendolo sentire invisibile, non accusabile e non scopribile. I cyberbulli utilizzano infatti per lo più piattaforme come ask, tumblr o in generale siti dove possono contare sull’anonimato e portare avanti le loro infamità in modo del tutto indisturbato, oppure utilizzano profili falsi sui social o si nascondono sotto nickname nelle chat. In realtà, l’anonimato in rete è solo illusorio, dato che ogni comunicazione elettronica lascia delle tracce che non potranno essere cancellate, rendendo l’autore, anche se non facilmente, rintracciabile e sanzionabile. 2) Difficile reperibilità: la vittima difficilmente può risalire da sola all’autore delle molestie. 3) Indebolimento delle remore etiche: l’anonimato e la difficile reperibilità, assieme alla possibilità di fingere di essere un’altra persona online, portano a dire o fare cose che non si direbbero o non si farebbero nella vita reale, fino a far sentire il molestatore irresponsabile delle azioni commesse in danno di altri, perché tutto può sembrargli solo un gioco, uno scherzo. 4) Assenza di limiti spaziotemporali: mentre il bullismo tradizionale avviene di solito in luoghi e momenti specifici (ad esempio, contesto scolastico), per cui il ragazzo una volta a casa si sente tranquillo e al sicuro, il cyberbullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico utilizzato dal cyberbullo (WhatsApp, Facebook, Twitter, blogs, gruppi on line ecc.), invadendo tutta la vita quotidiana. Infatti, la diffamazione online rimane sulla rete, si diffonde tramite i social e le chat, può colpire in qualsiasi momento, e questa dilatazione del fenomeno rappresenta una violenza psicologica potentissima. Permette inoltre al bullo di reiterare all’infinito la sua condotta, e di colpire, umiliare e perseguitare la vittima in forma globalizzata: l’aggressione alla vittima può essere inoltrata immediatamente e simultaneamente ad un ampio numero di persone, con una cassa di risonanza altissima.

Il cyberbullo

Come nel bullismo tradizionale, il prevaricatore prende di mira chi è ritenuto “diverso”, per aspetto estetico, comportamento, orientamento sessuale o politico, abbigliamento, o distruggerlo per odio personale, gelosia, invidia, rancore. Oltre a demolire la vittima, il cyberbullo, come il bullo, cerca visibilità e vuole che il suo atto venga conosciuto e reso pubblico, per bearsene,  attrarre su di sè attenzioni e rispetto dei pari, essere riconosciuto. Il nucleo psicologico del cyberbullismo è che non comporta la reciproca presenza, la fisicità. E’ noto che la “distanza sociale” può essere causa di atti violenti e crudeli, distanza sociale che negli scambi comunicativi eseguiti on line viene amplificata, venendo a mancare il linguaggio del corpo, il suono della voce, e tutti gli altri aspetti della comunicazione che sono presenti nel mondo reale a testimoniare il dolore, la frustrazione, l’umiliazione, la sofferenza generate nella vittima. Al cyberbullo la vittima appare invisibile, come un’entità astratta, non una persona vera e propria. Mancano, nel rapporto tra cyber-bullo e cyber-victim, tutta quella serie di feedback che fanno capire al bullo che la vittima sta provando emozioni e percepire la gravità delle proprie azioni. Caratteristiche di comportamento comuni ai cyberbulli sono:

1)         Aggressività, quale modalità di relazione con gli altri.

2)         Impulsività, come incapacità di autocontrollo.

3)         Scarsa tolleranza alle frustrazioni e alle regole.

4)         Mancanza di empatia, che impedisce di comprendere sentimenti ed emozioni di chi subisce i suoi comportamenti.

5)         Mancanza di sensi di colpa rispetto alle proprie azioni.

A volte, il cyberbullo è una vittima nella vita (spesso nel contesto familiare) che su internet si sta prendendo una rivincita, o comunque una persona sofferente che sfoga sulla vittima le proprie frustrazioni, cercando di costruirsi nella rete un mondo parallelo, in cui sperimenta una nuova identità forte e aggressiva che nella vita reale non possiede.

La vittima.

Le vittima subisce ripercussioni simili a quelle del bullismo tradizionale, ma anche più gravi, perché la pubblica gogna aumenta la vergogna, e la ferita della propria immagine viene percepita più globale e irreparabile. ll cyberbullismo coinvolge inoltre spesso adolescenti e pre-adolescenti, e proprio per la delicatissima fascia d’età gli esiti possono essere devastanti. Le vittime di cyberbullismo si sentono sole, emarginate, rifiutate e respinte dal mondo, e possono manifestare il disagio attraverso sintomi che vanno colti dai genitori e insegnanti e non sottovalutati: dolori psico-somatici (mal di pancia, mal di testa), bassa autostima (svalutazione di sé), paure, isolamento, chiusura in se stessi, senso di rabbia e frustrazione, irritabilità, problemi relazionali scolastici e familiari, calo delle prestazioni scolastiche e, nei casi più gravi, depressione, ansia, autolesionismo, idee o condotte suicidarie. Una vittima su dieci arriva a tentare il suicidio. Recenti ricerche mostrano che più la vittima è giovane, maggiori sono i sintomi di disagio agli attacchi da parte dei cyberbulli. Inoltre, maggiori sono i contesti in cui questi episodi accadono (contesto reale e contesto virtuale), maggiore sarà il rischio di suicidio.

Il pubblico

Mentre nel bullismo classico gli spettatori sono rappresentati da una cerchia ristretta di amici, nel cyberbullismo sono moltissimi, potenzialmente tutta la rete, e acquisiscono un ruolo attivo, di propagatori della diffamazione, attraverso diffusione, like e condivisioni.

Categorie di cyberbullismo

1)         Flaming: messaggi online violenti e volgari che hanno lo scopo di suscitare liti e battaglie verbali in un sistema informatico. Il nome flaming esprime uno stato di aggressività durante l’interazione con altri utenti del web.

2)         Molestie (harassment): spedizione ripetuta continuativa di messaggi insultanti o volgari volti a irritare e ferire psicologicamente la vittima.

3)         Denigrazione: sparlare di qualcuno per danneggiare gratuitamente e con cattiveria la sua reputazione.

4)         Sostituzione di persona (impersonation): mascherare la propria identità, facendosi passare per un’altra persona, per sferrare attacchi o reperire informazioni o spedire messaggi o testi reprensibili.

5)         Inganno: ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.

6)         Rivelazione (exposure): pubblicare informazioni private o imbarazzanti riguardanti la vittima per metterla in cattiva luce o per farla vergognare.

7)         Esclusione: escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per provocare in lei un sentimento di emarginazione.

8)         Cyber-persecuzione (cyberstalking): molestie e denigrazioni ripetute e minacciose, mirate ad incutere paura nella vittima.

9)         Doxing: diffusione pubblica via internet di dati personali e sensibili.

10)       Minacce di morte.

Consigli per genitori e ragazzi

Per combattere il cyberbullismo genitori e ragazzi devono essere informati adeguatamente sui comportamenti da adottare sia per prevenire il fenomeno, sia per fronteggiarlo se si verifica.

Per i genitori

1)         Parlare. Essere sempre disponibili alla comunicazione. L’adolescente per sua natura, e ancor più se vittima di bullismo, tende a vergognarsi, a chiudersi. E’ importante creare le condizioni di ascolto e accoglienza perchè sviluppi fiducia a parlare, confidarsi, farsi aiutare.

2)         Controllare. I genitori hanno la responsabilità di proteggere i propri figli e, fino a che non sono adulti, controllarli non significa ledere la loro privacy. Va monitorato accuratamente l’utilizzo dei mezzi informatici, accompagnando i figli, soprattutto i più piccoli, il più possibile e da subito nell’esperienza di navigazione online, condividendo insegnamenti e impressioni sui contenuti, aiutandoli a fare un corretto uso del web, limitandone l’impiego a determinati orari.

3)         Educare. Occorre educare i ragazzi all’uso corretto e sicuro della rete. Bisogna parlare con i figli di sicurezza nella tecnologia come si parla della sicurezza a scuola, in auto, sui mezzi di trasporto pubblici o in ambito sportivo. In particolare, i tre aspetti da monitorare sono:

a) Contatti: insegnare ai ragazzi a instaurare relazioni online in modo sicuro, stando attenti a scegliere solo persone che conoscono anche nella realtà e a guardarsi da bulli online, hacker, truffatori, predatori, malintenzionati.

b) Contenuti: spiegare in modo chiaro quali sono i contenuti accettabili, sia caricati che visualizzati: devono essere sicuri, responsabili e morali.

c) Comportamenti: spiegare ai ragazzi che tutto ciò che viene fatto online viene tracciato, registrato e archiviato, e che le cose scritte online determinano la loro reputazione. Va insegnato a tenere un comportamento etico on line come nella vita reale, che le parole possono ferire, che non è indispensabile esibire tutto sul web, che esiste il valore del pudore, non solo fisico, ma anche degli aspetti personali e intimi, dei sentimenti e delle emozioni. Rinforzare il concetto che non è appropriato condividere online informazioni e immagini che riguardano la propria privacy. Per fare questo la miglior prevenzione è il buon esempio, essendo gli adulti stessi troppo spesso in cerca di visibilità e approvazione online.

Per i ragazzi

La formula magica è solo una: always be careful, stare sempre attenti: Nello specifico:

  1. Non lasciare mai lo smartphone sbloccato e non rivelare il codice d’accesso a nessuno (lo stesso vale per il pc)
  2. Usare password sicure, che siano diverse per ogni account social
  3. Non diffondere password
  4. Tenere sotto controllo le impostazioni sulla privacy dei servizi online, ponendo attenzione a cosa si condivide e con chi; controllare che i contenuti in cui si viene taggati, e che quindi visualizzeranno anche gli amici, siano preventivamente autorizzati; ridurre la privacy delle foto.
  5. Non pubblicare o diffondere (anche privatamente) immagini in situazioni di intimità o imbarazzanti, perché si può rimuovere una foto da una pagina ma non dalla rete, dove può essere stata già scaricata. Diffondere tramite internet o cellulare una foto significa perdere totalmente il controllo sulla stessa.
  6. Non fornire tuoi dati personali e sensibili, come generalità, indirizzo, numero di telefono, notizie sulla famiglia, a sconosciuti o a persone poco conosciute; soprattutto se ci si iscrive in un nuovo sito evitare di mettere a disposizione dati sensibili.
  7. Pensare bene prima di postare qualcosa, perché farà parte della propria reputazione on line
  8. Segnalare sui social i contenuti che si considerano inappropriati o che infastidiscono e disturbano, e chiedere (es. Facebook ha questa opzione) che il contenuto venga rimosso.
  9. Rimuovere il proprio nome (tag) da un contenuto che infastidisce.
  10. Confidarsi con un adulto, genitore o insegnante o altra persona di fiducia, se accade qualcosa che impensierisce. In genere bambini e adolescenti sono riluttanti a confidarsi con i genitori e gli insegnanti rispetto agli episodi di cyberbullismo di cui sono vittime; ciò avviene per vergogna e senso di colpa, timore di essere accusati di aver fatto qualcosa di sbagliato che ha scatenato la diffamazione, paura di una reazione eccessiva da parte degli adulti che li induca ad adottare delle regole restrittive nell’utilizzo di Internet, angoscia di una vendetta da parte dei cyberbulli, ingenua illusione che tutto si risolva da sé. È fondamentale, invece, avere attorno a sé un gruppo di persone che rassicuri, che aiuti a consolidare la propria identità smarrita, contrastando anche il bullo o il gruppo che sta portando avanti la persecuzione. Esiste anche il Telefono Azzurro, che garantisce l’anonimato, ma permette intanto di parlare e sfogarsi, perché è fondamentale non isolarsi, come invece purtroppo si tende a fare quando si ha un problema.
  11. Nel caso si sia oggetto di molestie, inviare al cyber-bullo un unico messaggio in cui, in maniera chiara e risoluta, gli si comunica che il suo comportamento infastidisce e sta arrecando disturbo, esortandolo in modo esplicito e diretto a interrompere immediatamente tale condotta.
  12. Non rispondere: se si ricevono email, messaggi, post o materiale diffamatorio, è importante non rispondere alle provocazioni, non dare spago con recriminazioni, difese, puntualizzazioni, richiesta di spiegazioni. L’arma migliore contro i cyberbulli è l’indifferenza. Instaurare un “botta e risposta” col molestatore rischia di “fare il suo gioco” e alimentare una situazione che, se lasciata a sè, potrebbe concludersi prima del previsto, mentre spesso la risposta che si fa per difesa rafforza l’aggressività del bullo.
  13. Avvisare gli amministratori del sito. Se le persecuzioni arrivano nell’ambito di un sito o gruppo, contattare l’amministratore dello stesso per segnalare l’utente che infastidisce in modo che venga bannato.
  14. Interrompere i contatti: meglio non restare in contatto telematico col bullo. Su Facebook e gli altri social, è bene bloccare subito la persona o le persone moleste, inoltre filtrare tutte le e-mail, la messaggistica immediata e gli sms provenienti dal cyberbullo, per dargli un messaggio chiaro e definitivo della volontà di non avere nulla a che fare con lui.
  15. Evitare di visitare i siti web o di partecipare a giochi on line o gruppi di discussione in chat dove hanno avuto luogo gli attacchi offensivi.
  16. Cambiare indirizzo e-mail, account e username, eventualmente numero di cellulare, per impedire di essere identificati e infastiditi.
  17. Cancellare: non è necessario conservare tutto il materiale offensivo. Diversamente, si è portati a rileggere continuamente, riguardare, rimuginare e questo rinforza l’umiliazione e la vergogna subite. Naturalmente, pur cancellando dalla rete il materiale diffamatorio, è bene custodire le conversazioni e i messaggi più emblematici, facendo uno screen dei contenuti che costituiscono atti di cyberbullismo, da poter utilizzare per denunciare.
  18. Avvisare le autorità competenti. La Polizia Postale si occupa di stanare le persone che commettono reati su internet e, nel caso dei cyberbulli, si può risalire tramite l’ID dei loro messaggi alla persona che li manda e a procedere con una denuncia. Il sito cui rivolgersi per segnalare contenuti o attività illegali su Internet è www.commissariatodips.it.
  19. Anche se non si è direttamente vittima di cyberbullismo, ma si assiste ad episodi simili, è dovere etico intervenire segnalando il caso. 

 

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