Corpi senza storia di Giuseppe Petrarca alla Libreria Tasso a Sorrento

Arriva l’atteso appuntamento a Sorrento col libro-bomba di Giuseppe Petrarca, il discusso “Corpi senza storia”, edito da Homo Scrivens, che sta scuotendo le coscienze attorno alle scottanti tematiche del disagio mentale e i suoi inappropriati trattamenti. La Libreria Tasso Sorrento ospiterà stasera, lunedi 3 ottobre, a partire dalle 20,00, il brillante scrittore napoletano, in un incontro pubblico a cura del Circolo Endas Penisola sorrentina, moderato da Carlo Alfaro, medico, con l’intervento in qualità di relatrice di Adele Paturzo, giornalista, e contributi artistici di Marco Palmieri, attore, e Alessandra Guastafierro, cantante, più si vocifera l’intervento di un’ospite a sorpresa del mondo della cultura e spettacolo sorrentino.
“Corpi senza storia” è un medical thriller. Una caccia ad uno spietato assassino seriale, reo di tre omicidi e del rapimento del professor Verratti, insigne psichiatra che tra i propri pazienti annovera alcuni potenti politici: per Cosimo Lombardo, incaricato delle indagini, è l’occasione di un viaggio ad alta tensione nella realtà degli ospedali psichiatrici giudiziari, un mondo crudele nel quale agli internati viene negata ogni appartenenza al genere umano. Dovrà così prendere atto di quanto la logica del profitto e l’arrivismo professionale abbiano profondamente inquinato la ricerca medica. Giuseppe Petrarca, dopo lo strepitoso successo di critica e pubblico del suo esordio letterario con “Inchiostro rosso” del 2013, dove si è occupato delle lobby di potere delle multinazionali del farmaco, torna a mettere la sua penna felice al servizio dell’analisi delle profondità più oscure dell’animo umano e della realtà che ci circonda. Esperto di valutazioni tecniche di piccole e medie aziende per un primario gruppo assicurativo, collabora con Medici Senza Frontiere ed è uomo di rara e vasta cultura, intuitività e interessi. Pino Imperatore ha dedicato al libro un’appassionata recensione: “Libro impressionante -Un cazzotto nello stomaco- Ritmo serrato -Corsa contro il tempo –Tensione. Petrarca sa muovere i fili delle parole. Sa tenere incollato il lettore alla pagina, in un crescendo di emotività e suspense. Bello l’alternarsi dei capitoli, fra narrazione delle indagini e riflessioni sofferte della vittima più illustre. ‘Corpi senza storia’: ottima scelta del titolo. Provocatorio. Ogni corpo ha in effetti una storia, un passato e un presente. gni corpo ha una vita da raccontare. Ogni corpo può essere protagonista della propria esistenza o diventare strumento di osservazione, di studio; nei casi estremi, di tortura. Vari spunti di riflessione, varie tematiche rintracciabili sotto la superficie della trama. Al di là dei risvolti di natura medica e psichiatrica della vicenda, per i quali non ho competenza, c’è da considerare un aspetto molto importante: la perversa possibilità di esercitare sui corpi non solo un’osservazione accurata – e talvolta totalizzante – ma anche una manipolazione mirata a controllarli e asservirli. Ciò avviene soprattutto in alcune strutture di potere. O meglio, in alcune strutture che il potere adopera per conservare il proprio predominio. Ciò avviene, purtroppo, nei sistemi totalitari e nei luoghi di tortura. Bisogna riflettere su queste cose oggi, in un mondo in cui tutti noi siamo controllati totalmente, in ogni istante delle nostre vite”. Molto calzante anche il commento sul romanzo di Raffaele Sivolella: “Il libro di Giuseppe Petrarca tocca alcuni aspetti secondo me fondamentali quando si parla di sofferenza psichica. Prima di tutto, l’importanza delle storie e della loro comprensione profonda, che non può essere assicurata da una diagnosi o da un insieme di sintomi. Subito dopo o, meglio, a questa collegato, il valore delle relazioni: che siano di natura medico-persona, che siano familiari, che siano della persona con se stessa. Perché, è vero, i manicomi come luoghi fisici non esistono più da anni, almeno sulla carta… ma possiamo dire altrettanto dei nostri manicomi interiori, a volte così distruttivi e allo stesso tempo così difficili da scardinare? Perché fino a quando la società non accetterà, come si augurava Basaglia, tanto la ragione quanto la follia, o se un giorno non metterà da parte, come mi auguro, anche questa forse sterile dicotomia, allora si rischierà sempre di più la scomparsa, o meglio l’inconsapevolezza delle storie… e resteranno solo i corpi. Che conserveranno un loro valore intrinseco, certo. Ma, senza le storie, senza la loro complessità, non potrà esistere una vita degna di essere chiamata vita; non potremo più chiamare quei corpi, né chiamare noi stessi, esseri umani. Credo che il disagio possa e debba essere visto come fa Giuseppe nel libro, come un tentativo estremo di liberarsi: da un dolore, da una paura, da una colpa, da un vuoto affettivo, da un’incomprensione, da una mancanza di senso, dalla possibile mancanza di un futuro dignitoso. E spesso chi ha il coraggio – perché di vero e proprio coraggio si tratta – di esprimere il proprio malessere, trova, dall’altra parte, una società che non sa o non vuole ascoltare, una società per cui, avendo il cosiddetto “coltello dalla parte del manico”, è molto più facile etichettare – qui a Napoli, ‘o pazzo -, finendo per contribuire in maniera significativa a rendere il futuro di quella persona privo di speranza. Ma, poiché la società siamo tutti, esiste sempre la possibilità di un cambiamento. Forse basterebbe che ciascuno cominciasse a cambiare se stesso, almeno un po’, per ottenere grandi risultati. A noi, a voi, la scelta”. Anche dalla recensione di Annamaria Barbato Ricci emergono spunti interessanti di giudizio: “Giuseppe Petrarca mostra una capacità di scrittura e un’abilità nell’intrecciare vicende e personaggi vasta e raffinata, e una notevole cultura e padronanza anche su argomenti lontani dalle sue competenze professionali e che rappresentano generalmente anche dei tabù, come la giungla delle sperimentazioni farmacologiche, talvolta spregiudicate che possono presentare impatti catastrofici sugli esseri umani. Finendone senza fiato la lettura, rifletto che si tratta di un libro ad approcci plurimi: per i giallisti appassionati, un’opera convincente, con tutte le giuste dosi volte ad affascinare anche i più ‘scafati’, consumatori seriali di thriller; per chi ama la narrativa, un’approfondita TAC degli animi umani, a partire dal profilo accurato e attento del protagonista, il commissario Lombardo, focalizzato nella sua personalità complessa e stimolante. La vicenda, spinosa, ha come scenario gli OPG, ovvero quelli che un tempo si chiamavano ‘Manicomi Giudiziari’, realtà ‘disumane’, affollate di ‘Corpi senza storia’. L’Autore squarcia le tenebre su una ‘vergogna sociale’ che in genere rimuoviamo o rifuggiamo. Il commissario Cosimo Lombardo è uomo interiormente macerato, con una capacità intuitiva sopraffina, ma anche una sensibilità interiore di prim’ordine che gli dà le antenne per intercettare la malvagità e l’ambizione di animi umani decomposti dal demone di un’esistenza parossisticamente egotistica, vissuta unicamente nella prospettiva di grattare dalla Terra e dalla società il massimo di quello che si riesce a ottenere a proprio vantaggio. Nella vicenda narrata da Petrarca, il ‘vero’ assassino è tutta la compagnia di giro dei potenti, dei raccomandati, degli arroganti: insomma la malerba che quotidianamente incontriamo. Una nota di merito va, infine, alla copertina di Ugo Ciaccio che ha saputo trasporre in un’immagine emblematica il concetto dei corpi senza storia che, come ombre o spettri, sono gli ‘ospiti’ degli OPG. Proprio quello che Franco Basaglia combatté tutta la vita”. Dalle parole dello stesso autore, in una recente intervista, si comprende il senso ultimo del suo importante romanzo: “I‘corpi senza storia’ del titolo sono i corpi della vergogna. La vergogna di una società che ha deciso di sbarazzarsi di anime indifese. I corpi impalpabili e dematerializzati che le istituzioni hanno deciso di sopprimere. E’ senza dubbio un titolo provocatorio, perché in effetti ogni corpo ha una storia, un passato, un presente. Ogni corpo ha una vita da raccontare. Purtroppo in alcuni casi un corpo può diventare strumento di osservazione, di studi clinici, in alcuni casi di tortura. La psichiatria, ad esempio, ha costruito una gabbia fatta di letti di contenzione e di micidiali cocktail di neurolettici per annientare la malattia mentale, annichilendo di fatto la mente di coloro che sono stati sottoposti ad autentiche sperimentazioni scientifiche. Molti psichiatri hanno dovuto ammettere di avere, per lunghi anni, demonizzato sola la patologia invece di orientarsi a curare l’Uomo. Come nel mio primo noir “Inchiostro rosso”, miro a cercare di raccontare gli ultimi, i sofferenti. Farlo con garbo senza tracciare pagine di dolore estremo. Farlo perché i nostri occhi non sono più abituati a guardare il Male, troppo distratti da mille altri egoismi. Ecco perché un thriller, in un’allocazione così particolare, squarcia le tenebre su un problema scottante che in genere cerchiamo di rimuovere, di allontanare. ‘Corpi senza storia’ non è solo un atto di accusa contro i metodi di costrizione adottati negli OPG; è anche una riflessione sui meccanismi che regolano il rapporto tra individuo e potere, sulla repressione da parte della cosiddetta società civile nei confronti di uomini e donne reietti, privati di ogni libertà. Un grido che scuote le coscienze perché ribalta il concetto di ‘normalità’. I veri mostri si annidano proprio in un sistema ingiusto e crudele che regola e condiziona l’esistenza di creature fragili e vulnerabili. Un sistema che sgretola ogni diritto, nega ogni speranza. Un sistema composto da servitori senza scrupoli, radice del Male di questo secolo. Perché il Male va raccontato, non bisogna averne paura, dobbiamo aprire gli occhi anche su realtà che restano nell’indifferenza di tutti. Scrivere ci rende liberi, ritengo che la scrittura non debba essere uno sterile esercizio di virtuosismo per ostentare le nostre abilità. Chi scrive non deve guardarsi allo specchio per compiacersi. Un autore ha il compito di arrivare dritto al cuore del lettore mettendo passione e autenticità. Questo è il mio ambizioso tentativo”.
locandina-petrarca-sorrento-2016

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