CEREMENNA O CERMENNA

CEREMENNA O CERMENNA

Il racconto del  lunedì  del prof. Ciro  Ferrigno

La nascita e lo sviluppo di Piano di Sorrento sono strettamente collegati alla sua costa meridionale, secondo una direttrice di flusso di uomini e cose che, partendo dallo Scaricatore, sale ai Colli di San Pietro, per scendere verso la piana, attraverso Via Cermenna. Già uomini della preistoria abitavano le grotte del versante amalfitano. Venivano dall’Oriente le genti del Gaudo, dopo di loro i Greci, con il mito delle Sirene, i monaci Basiliani fuggiti dall’Oriente, caduto in mano agli infedeli, con le sacre Icone, salvate dalla lotta Iconoclastica e giunte tra noi in maniera avventurosa e leggendaria.
Quelli che oggi indichiamo come i Colli di San Pietro, un tempo erano li Conti di Geremenna, vocabolo che è ancora in uso come Cermenna, solo per indicare la strada che dal castello Colonna scende a Trinità. Un nome che lo studioso Onofrio Gargiulli vuole derivato dal termine greco “krèmnumai” e “krèmmena”, che significa monte precipitoso, come risulta essere la costa sul versante meridionale.
Via Cermenna custodisce testimonianze che attestano l’importanza del luogo in epoche remote e sono la chiesa di Santa Maria di Cerignano e la Torre di guardia. La strada fu ampliata, sistemata e pavimentata con lastre di calcare, in epoca aragonese, ma subì significative trasformazioni a seguito dell’apertura della strada costiera per Positano, Amalfi e Salerno. Il luogo, opportunamente indagato, dovrebbe restituire tracce riguardanti l’antica Abbazia benedettina di San Pietro e far luce sull’origine del tempietto di Cerignano. Ciò che appare sufficientemente chiaro è la ricchezza d’acqua del sito: le sorgenti di Casa Rosa, Casa d’Ardia e Santa Maria sono elementi sufficienti per ritenere che il luogo sia stato frequentato e abitato fin dalla preistoria.
Santa Maria di Cerignano, sacra alla Natività di Maria, oggi in stato di deplorevole abbandono è, a dir poco, antichissima. Vi si accede per una lunga scalinata, ha una facciata semplice e un campaniletto che risale alla fine del Settecento. Al posto di un’antica tela, sull’altare policromo, oggi c’è una piccola statua della Madonna in cartapesta. Le arcate interne sono in pietra vesuviana. Un antico affresco raffigurante Sant’Anna è andato perduto a causa dell’umidità, mentre l’acquasantiera quadrangolare in marmo, recentemente è stata portata via dai ladri. Il luogo di culto, in origine, apparteneva ai Guardati di Sorrento, poi, dal 1808, passò alla famiglia Aiello di Trinità, che, a sua volta, la donò al rione. Sotto la cappella c’è un ipogeo destinato alla sepoltura, con l’ingresso, ora murato, sulla via. Proprio l’ipogeo e le celle funerarie tradiscono l’origine greco-romana del tempio.
Ma formuliamo delle ipotesi. Data la vicinanza al sito archeologico di Trinità, questo luogo, presumibilmente, sarà stato già considerato sacro in epoca preistorica e dedicato alla Grande Madre del Mediterraneo, divinità venerata da tutte le popolazioni rivierasche, con le quali le antiche genti del Gaudo avevano contatti più o meno frequenti. Un culto che successivamente sarà passato a Cerere, in latino: Ceres, Cereris e in osco: Kerri o Kerres o Kerria, ancora una divinità materna della terra e della fertilità, nume tutelare dei raccolti, ma anche della nascita. Da Cerere a Cerignano, il passo è breve.
Altri studiosi hanno ipotizzato che si trattasse di un tempio dedicato al culto della ninfa Carmenta, divinità delle sorgenti, che viveva proprio nel bosco prossimo all’acqua purissima. Un bosco di cerri? Ed anche qui, il passo da quercus cerri a Cerignano, è breve. L’assonanza è viva anche tra Carmenta e Cermenna! Anni fa, proprio nel recinto del tempietto, venne alla luce un fregio marmoreo che reca scolpita l’immagine di un’anfora, dalla quale zampilla l’acqua. Quindi la sorgente torna come elemento principale nel culto della divinità che, con l’avvento della fede cattolica, fu identificata nella Vergine Maria venerata nel luogo dei cerri, di Cerere o Cerignano.
L’importanza di Via Cermenna, quale luogo di transito verso il Piano era fin troppo evidente, ancora in epoche storiche più vicine a noi, quando fu innalzata una grande torre di sbarramento contro i Turchi, ora adattata a casa colonica. Era a base quadrata e sviluppo a tronco di piramide, con un cornicione di piperno e tre bocche di fuoco. All’interno aveva due piani, collegati da una scala a chiocciola; il terrazzo sovrastante faceva da piazzale operativo, dov’erano conservate le armi per la difesa e l’occorrente per comunicare, con fuoco o fumo, con le altre torri di avvistamento. Nel 1799, durante la breve stagione della Repubblica Napoletana, la guarnigione di patrioti, di guardia alla torre di Cermenna, respinse un gruppo di Sanfedisti, fedeli ai Borboni, sbarcati allo Scaricatore.
È questo un luogo di antiche pietre: l’Abbazia di San Pietro a monte, a metà strada la chiesetta di Cerignano e la Torre, a valle i ritrovamenti archeologici di Trinità. Chi vuol conoscere le origini storiche della nostra città, le cerchi in Via Cermenna!
Il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno

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