Caldo da morire

Un’estate, questa del 2017, che resterà memorabile come la più calda di sempre, con intense ondate di calore e caldo record. Fiammate di caldo in arrivo direttamente dal cuore del continente africano hanno investito l’Italia, con temperature anche superiori ai 40°C all’ombra (45 gradi di temperatura percepita ieri). Un riscaldamento che, oltre al disagio provocato, preoccupa seriamente per la salute. I cambiamenti climatici sono una delle principali minacce alla salute umana del nostro secolo. La scienza ci dice che la mortalità aumenta dell’1-4% per ogni aumento di 1 grado nella temperatura media della superficie terrestre. Non è un caso che febbre, malattie respiratorie, cardiache e ricoveri siano impennati in questa caldissima estate italiana. Gli esiti potrebbero essere più gravi di quelli dell’estate 2003, quando dopo l’ondata di calore dodici Paesi europei hanno registrato oltre 70.000 morti in eccesso. A livello globale, la temperatura media della superficie terrestre è aumentata di circa 0,74 gradi negli ultimi 100 anni. E la previsione statistica è di un incremento dai 2,3 ai 4,9  gradi per la fine di questo secolo. Con 3 gradi in più di temperatura, si attendono 86.000 morti in eccesso rispetto alla media annuale. Le più importanti vittime del riscaldamento globale sono le popolazioni del Terzo e Quarto mondo, con aumento di povertà, fame, malattie infettive, malaria, diarrea e disidratazione.  Ma il clima che cambia mette a rischio anche le popolazioni occidentali, per esempio con l’aumento di incidenza di calcolosi renale (da disidratazione). Un articolo uscito in questi giorni su Lancet Planetary Health, che riporta un’analisi effettuata dall’European Commission Joint Research Centre, lancia un grido di allarme: gli scienziati prevedono un aumento dei decessi  annui correlati a disastri climatici in Europa di oltre 50 volte, passando dai 3.000 morti l’anno, registrati tra il 1981 e il 2010, a 152.000 decessi l’anno tra il 2017 e il 2100. E il numero di Europei  esposti ai rischi comportati da questi eventi è destinato a passare dall’attuale 1 su 20 (cioè 25 milioni) a 2 su 3 (cioè 351 milioni) verso fine secolo. L’accordo di Parigi sul clima, siglato nel dicembre 2015 da 195 Paesi, ha come obiettivo, ambizioso ma realistico e raggiungibile, quello di contenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi centigradi entro fine secolo, scongiurando il tanto temuto punto di non ritorno, considerato un aumento di 2 gradi, una soglia fatale per evitare la quale bisognerebbe ridurre al massimo le emissioni serra, attraverso l’abbandono graduale dei combustibili fossili come il carbone. Purtroppo il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di voler mantenere la promessa elettorale di chiamarsi fuori dall’accordo sul clima di Parigi, benchè gli USA siano al secondo posto tra i Paesi più inquinanti al mondo, dopo la Cina. Uno studio attualmente pubblicato su Nature Climate Change, realizzato dall’Università di Washington, mostri scenari catastrofici: la probabilità di contenere il riscaldamento della Terra per fine secolo entro i 2 gradi sarebbe di appena il 5%, e addirittura solo dell’1% quella di contenerlo entro 1,5 gradi, obiettivo fissato dall’accordo di Parigi. La preoccupazione dei Governi, quello americano in primis, è che la soglia di 1,5 gradi di riscaldamento fissata dall’accordo sul clima di Parigi abbia serie ripercussioni sulle fonti di reddito, ma sarebbe ora più che della dittatura dell’economia di preoccuparci delle vite umane. Superando la soglia limite di 2 gradi di riscaldamento ci saranno siccità, inondazioni per aumento del livello del mare, malattie, morte. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale raggiungerà la cifra record di 11 miliardi di persone entro il 2100, ma questo avrà un impatto relativamente modesto sul riscaldamento globale, perché il maggior aumento demografico riguarderà prevalentemente l’Africa che utilizza pochi combustibili fossili. A preoccupare maggiormente è invece l’intensità di carbonio, valore che nelle ultime decadi si è ridotto solo nelle Nazioni che hanno drasticamente limitato le emissioni di anidride carbonica. E sarà proprio la velocità con la quale si andrà a ridurre l’intensità di carbonio nelle prossime decadi a determinare il futuro del riscaldamento globale e dunque il destino del nostro Pianeta. Urgono serie misure correttive generali ma anche personali (aria condizionata in casa, isolamento termico delle abitazioni, impianto fotovoltaico, alberi vicino casa) di politica ambientale. Teniamo a mente sempre l’antico proverbio dei nativi americani: “noi non ereditiamo la terra dai nostri avi, la prendiamo solo a prestito dai nostri figli: nostro dovere è restituirgiela”. Nelle migliori condizioni possibili.

Carlo Alfaro

 

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