Bullismo, dai casi di cronaca a quello che dice la scienza

Partendo da casi recenti raccontati dalla stampa nazionale, una sintesi di quello che le ricerche scientifiche spiegano del bullismo.

Una punizione esemplare a Torino

Tra febbraio 2013 e settembre del 2014, Andrea, un adolescente torinese, all’epoca 16enne, visse diciannove mesi di inferno, tra vessazioni, violenze, molestie e persecuzioni. Due bulli, un ex compagno di classe e un altro ragazzo che frequentava il suo stesso istituto tecnico in provincia di Torino, incensurati e appena maggiorenni all’epoca dei fatti, lo hanno seviziato con un ombrello, costretto a ingoiare escrementi di cane, bere litri di vino, e persino consumare un rapporto sessuale con una prostituta sotto i loro occhi per dimostrare di non essere gay. Di carattere chiuso, Andrea non aveva detto nulla ai suoi genitori, schiacciato da paura, vergogna e mortificazione, finchè un giorno ha trovato il coraggio di sfogarsi con la madre di un compagno di scuola, che ha riferito loro tutto. Da lì, è partita l’inchiesta, durata quattro anni. I due bulli sono stati condannati dal tribunale con sentenza di primo grado, il 30 ottobre 2017, ad una pena esemplare per i reati di stalking, lesioni e violenza sessuale aggravata: 8 anni e sei mesi di carcere più pene accessorie, tra cui l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto di esercitare qualsiasi attività pubblica all’interno delle scuole. Alla vittima andranno 10 mila euro come risarcimento. Quando la procura gli aveva inviato la comunicazione di inizio del processo, Andrea era fuggito da casa. I genitori si sono rivolti a “Chi l’ha visto?” e alla fine hanno ritrovato il figlio, ricoverato nel reparto di psichiatria di un ospedale del Nord Italia. È ancora seguito da uno psichiatra, ma vuole ricominciare dal punto in cui è incominciato l’incubo: la scuola. (fonte: La Stampa).

Pentiti e perdonati dalla vittima a Firenze

Olmo è un ragazzo affetto da sindrome di Down di tredici anni che vive a Firenze. E’ un ragazzo che è stato sempre seguito e sostenuto grazie alla cultura e sensibilità della famiglia e all’impegno dell’associazione di cui fa parte fin da quando è nato, “Trisomia21”. Il suo Comune e la scuola manifestano grande attenzione alla disabilità. Il giovane frequenta una società sportiva, dove gioca a calcio. Come ha raccontato la madre su facebook, attirando l’attenzione della stampa nazionale, il 20 ottobre scorso negli spogliatoi a Bagno a Ripoli ha subito un attacco inaspettato di bullismo da parte di tre suoi compagni di giochi, anche loro tredicenni. I tre lo hanno costretto con la forza a mangiare una focaccia sporca caduta a terra e inzuppata dall’acqua della doccia. Ma Massimo, un suo amico, lo ha prontamente difeso. Si è messo in mezzo, ha tentato di fermare e dissuadere i bulli, e poi ha raccontato ai genitori di Olmo quello che era successo. I bulli, pentiti, sono andati poi a chiedergli scusa e il ragazzo li ha perdonati. La società sportiva ha preso rapidamente provvedimenti, i tre autori sono stati sospesi dalla squadra per un mese. Dice la madre: “sono convinta che da questa esperienza tra loro nascerà una forte e salda amicizia”. (fonte: Il Messaggero)

In Campania la prima sentenza definitiva per bullismo

A giugno 2017 c’è stato il primo caso in Italia di condanna definitiva della Cassazione per atti di bullismo. La pena è stata comminata a 4 ex- studenti campani, condannati a 10 mesi di reclusione, come deciso già dai giudici minorili di Napoli. I ragazzi, all’epoca dei fatti minorenni, vessarono un loro coetaneo e compagno di scuola per due anni, alla fine dei quali il giovane, esausto, si trasferì dalla Campania in Piemonte per sfuggire ai suoi aguzzini. I bulli compivano atti persecutori e violenze fisiche nei suoi confronti da quando i cinque ragazzi avevano iniziato a frequentare lo stesso istituto professionale nel Casertano. La vittima era diventato succube della violenza, dopo un iniziale tentativo di ribellione, e ha raccontato di “essere costretto ad accettare condotte di sopraffazione per evitare altre botte’”. La vicenda era emersa perché la vittima, che aveva sempre taciuto le violenze subite, fu costretto ad andare in ospedale per i danni riportati ad un occhio dopo l’ennesimo pestaggio. In un’occasione, uno dei giovani del branco filmò le violenze con il cellulare, e oggi quel video ha contribuito, come prova, alla condanna dei bulli. Sia la Quinta sezione della Cassazione che la Corte di Appello per i minorenni di Napoli hanno sottolineato la latitanza della scuola, che non ha vigilato su quanto avveniva. (fonte Il Fatto Quotidiano)

La bay-gang nel pavese

In provincia di Pavia, a marzo scorso, la stampa ha riportato il caso di un quindicenne finito nel mirino di quattro bulli di una baby gang, sgominata a seguito della denuncia dei suoi genitori. Il giovane, studente di prima superiore, definito dagli inquirenti “fragile”, inizialmente, succube del capo della banda di bulli, aveva accettato di subire una serie di piccole angherie e prese in giro perché temeva di essere emarginato dal gruppo. Le vessazioni e le umiliazioni, però, erano cresciute d’intensità fino a diventare sempre più violente e insopportabili. I bulli non appartengono a un mondo di marginalità sociale, sono tutti ragazzi di buona famiglia, figli di professionisti, commercianti, impiegati, operai. I bulli esibivano come trofei sui sistemi di messaggistica istantanea le violenze e le umiliazioni cui sottoponevano le proprie vittime. Secondo le indagini, in un caso gli arrestati avevano costretto la vittima a bere alcolici fino ad ubriacarlo, poi gli avevano messo una catena al collo e l’avevano portato come un cane al guinzaglio in giro per le strade della cittadina in cui risiedono. In un’altra occasione, l’avevano afferrato con la forza, denudato, tenuto appeso per le gambe a testa in giù sopra un ponte e costretto a subire atti sessuali. Il tutto era stato ripreso da un telefonino e il filmato era stato diffuso tra gli amici. I carabinieri di Vigevano li hanno arrestati e condotti all’Istituto penale minorile Beccaria di Milano con accuse che vanno dal concorso in violenza sessuale alla riduzione in schiavitù, dalla pornografia minorile (per la diffusione delle immagini delle loro imprese nei social network) alla violenza privata aggravata mediante lo stato di incapacità procurato alla vittima. (fonte: Rainews)

IL BULLISMO

DEFINIZIONE

Per bullismo, dalla parola inglese “bullying” (to bull), che significa usare prepotenza, maltrattare, intimidire, intimorire, si intende un fenomeno sociale che comprende un insieme di comportamenti ispirati ad una modalità di interazione disfunzionale, antisociale, insidiosa e pervasiva, caratterizzata da un atteggiamento di prepotenza, prevaricazione, oppressione, vessazione, di tipo fisico, verbale, o psicologico, e ripetuto nel corso del tempo, attuato da una o più persone (i bulli) nei confronti di un unico individuo, più debole, o percepito come tale (la vittima). I protagonisti sono sempre bambini o ragazzi, che condividono lo stesso contesto, più comunemente la scuola. Perché si parli di bullismo, gli eventi devono verificarsi tra coetanei.

INCIDENZA

Il bullismo rappresenta una vera piaga sociale la cui reale dimensione, per la scelta prevalente delle vittime di non denunciarlo, è in larghissima misura sommersa. La comunità scientifica stima che i casi reali siano almeno 25 volte quelli segnalati. Si sta anche abbassando l’età dei bulli, con molti casi già nei primi anni delle elementari. Secondo i dati ISTAT, nel 2014, più del 50% degli 11/17enni è stata vittima di un episodio offensivo, irrispettoso e/o violento da parte di coetanei durante l’anno. Secondo gli ultimi dati OMS, nei Paesi sviluppati, ogni anno 1 bambino su 10 è vittima di maltrattamenti in famiglia o da parte dei coetanei. In Italia, sono ottantamila ogni anno i bambini e adolescenti italiani maltrattati in casa e vittime di bullismo a scuola. Inoltre il 22% (fino a più del 23% in contesti disagiati) di adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 13 anni sono vittime di atti di bullismo perpetrati ripetutamente e volontariamente da compagni di scuola.

AMBITO

Il bullismo si sviluppa tipicamente nell’ambiente scolastico, poiché la scuola oltre al ruolo di apprendimento è anche luogo privilegiato di relazione sociale tra pari nell’ambito di un gruppo chiuso. Nell’ambito scolastico il bambino sperimenta relazioni al di fuori del contesto familiare e costruisce la propria identità sociale. Durante il periodo dell’adolescenza in particolare, il rapporto col gruppo dei pari ha un’influenza preponderante sullo sviluppo della personalità. In alcuni casi sono gli stessi insegnanti che, mortificando o umiliando un alunno per i suoi risultati e/o per caratteristiche personali davanti ai propri compagni, sollecitano questi ultimi, implicitamente, a prenderlo di mira, innescando la spirale del bullismo. Il luogo del bullismo a scuola non è solo l’aula, ma tutti gli ambienti dove si verificano le relazioni tra pari, quali palestra, bagni, scuola bus, laboratori o all’esterno, anche perchè la maggior parte degli episodi avvengono in luoghi privi della supervisione diretta degli adulti. Il bullo cerca infatti, ovviamente, di mettere in atto le sue prevaricazioni nei momenti e nei luoghi dove difficilmente possa essere scoperto dagli adulti. Quando la condotta bullistica si verifica al di fuori dell’epoca dell’infanzia e adolescenza, viene identificata con altri termini, come mobbing se in ambito lavorativo, o nonnismo nell’ambito delle forze armate.

CARATTERISTICHE

Il bullismo è basato su tre principi, che rappresentano requisiti necessari perché una condotta si possa definire tale:

  • Intenzionalità: il comportamento aggressivo è compiuto deliberatamente, volontariamente e consapevolmente, al fine di arrecare danno alla vittima o provare divertimento dal suo disagio.
  • Persistenza nel tempo: la condotta disfunzionale è sistematica e reiterata nel tempo, fino a divenire persecutoria (non basta un episodio perché vi sia bullismo).
  • Asimmetria nella relazione: deve esserci uno squilibrio di forza e potere, tra chi compie l’azione, che è in una posizione preminente, per ragioni di età, di forza fisica, di genere o di potere psicologico, spesso grazie anche al supporto di suoi amici e alla popolarità e rispetto di cui gode nel gruppo di coetanei, e chi la subisce, che è in una posizione di inferiorità che gli fa percepire impotenza a difendersi, lo fa sentire isolato e impaurito. Perché si verifichi questa relazione, bullo e vittima devono dunque condividere e accettare il medesimo contesto deviante.

Non è bullismo un contrasto in cui c’è una parità di posizione tra i due attori, senza rigidità di ruoli (con la possibilità di una reciprocità, cioè una inversione di ruoli tra la vittima e il carnefice) e senza la volontà intenzionale di danneggiare l’altro o distruggerlo, o quando il comportamento è estemporaneo e non è ripetuto nel tempo. Ad esempio, scherzi, litigi, risse, non configurano atti di bullismo.

 

 

I MODI DEL BULLISMO

Il fenomeno del bullismo è multidimensionale, cioè include una vasta gamma di comportamenti e si può manifestare con diverse tipologie. Innanzitutto, esiste un bullismo diretto e uno indiretto, detto anche relazionale o psicologico. Il bullismo diretto è caratterizzato dalla relazione diretta tra il bullo e la vittima, ed è a sua volta diviso in due sottocategorie:

  • bullismo fisico: è caratterizzato da aggressioni e violenze fisiche come schiaffi, pugni, percosse, calci, spinte, colpi, sputi, ustioni, “swirling” (la pratica di spingere la testa della vittima nel gabinetto), molestie sessuali o altre lesioni fisiche, nonché danneggiamento o sottrazione di oggetti personali, furto di materiale scolastico, merendine, denaro, oppure costrizione fisica della vittima a fare qualcosa contro la propria volontà. La tipologia fisica è prevalentemente praticata dai maschi a danno sia di maschi che femmine.
  • bullismo verbale: è caratterizzato da attacchi verbali, offese, minacce, insulti, prese in giro, scherni, derisioni, invettive, frasi cattive e spiacevoli, nomi offensivi e sgradevoli, parolacce, umiliazioni, mortificazioni, squalificazione, denigrazione, discriminazione, osservazioni malevole dai toni razzisti o indirizzate verso difetti fisici.

Il bullismo indiretto o relazionale o psicologico si manifesta invece in modo sommerso e silenzioso, con continui attacchi e prevaricazioni realizzati alle spalle della vittima, colpendola e danneggiandola nelle sue relazioni con le altre persone, attraverso atti come l’esclusione dal gruppo dei pari, l’isolamento, la diffusione di informazioni false o lesive, maldicenze, pettegolezzi, calunnie, cattiverie, denigrazioni sul suo conto, l’interferenza con i suoi rapporti di amicizia, la diffamazione, la mormorazione, il rifiuto, il tentativo di spaventare i suoi amici di modo che si allontanino a loro volta. Altri metodi indiretti sono il plagio e l’esposizione a prove, rituali, situazioni o attività pericolose e imbarazzanti. Questa tipologia di bullismo è maggiormente diffusa tra le ragazze, che la rivolgono a vittime dello stesso sesso.

Le forme di bullismo verbale e indiretto sono in generale più frequenti delle forme di bullismo fisico.

Attraverso le diverse modalità operative, obiettivo del bullo è sempre quello di annientare la vittima, opprimerla, sopraffarla, emarginarla e deriderla, metterla in ridicolo, distruggerla psicologicamente oltre che fisicamente.

CAUSE e ATTORI DEL BULLISMO

Il bullismo è un fenomeno dinamico e multifattoriale, influenzato dai modelli culturali e sociali, dai vissuti dei soggetti coinvolti, dagli stili educativi e dai modelli familiari, dalle dinamiche del gruppo e, come è ovvio, dai caratteri personali del bullo e della vittima. Il fenomeno nasce da una cultura malata di fondo, che è quella della diffidenza, discriminazione e aggressione nei confronti del debole e del diverso.

Il bullismo prevede la presenza di tre categorie di “attori”, che devono essere sempre presenti perché si verifichi il fenomeno: il bullo o i bulli, che pongono in essere le condotte aggressive; la vittima, cui è destinata la prepotenza; lo spettatore o gli spettatori, che assistono senza prendere parte attiva, e per i quali il bullo “si esibisce”.

I BULLI

Esistono due categorie di bulli: il dominante e il passivo.

Il bullo dominante è colui che idea ed esercita la condotta prevaricatoria nei confronti della vittima. In genere ha una forza superiore rispetto alla media dei coetanei, e in particolare della vittima.Spesso ha carattere irascibile e impulsivo, poco controllo degli impulsi e bassa resistenza alle frustrazioni. Nutre bisogno di dominio, potere e auto-affermazione. Usa la violenza per acquisire prestigio o vantaggi. Poco empatico, emotivamente freddo, duro e insensibile, non riconosce lo stato emotivo della vittima e non ravvisa le conseguenze della sua condotta. Manca in lui il senso di colpa e questo lo porta ad auto-giustificarsi: per lui è la vittima stessa ad essere responsabile e meritarsi le angherie subite. Sembra non provare alcun sentimento verso la vittima. La popolarità del bullo alimenta la sua eccessiva autostima alienando la visione reale di se stesso.

Il bullo passivo, o gregario, partecipa invece all’azione di bullismo senza esserne l’ispiratore, con ruolo di aiutante, seguace, esecutore o sobillatore. Ogni bullo dominante si circonda in genere di almeno 2-3 gregari che lo sostengono e lo incoraggiano. È solitamente un soggetto insicuro, con basse capacità e scarso rendimento scolastico. Usa le azioni violente per ottenere visibilità, consenso e rispetto presso i coetanei, colmando la sua scarsa popolarità.

I bulli sono prevalentemente maschi, ma aumentano anche le femmine; il bullismo maschile è più spesso fisico, quello femminile psicologico. Il bullo maschio agisce più spesso per affermare la propria forza e superiorità fisica, guadagnare potere, ammirazione e attenzione, la femmina per gelosia o invidia. La bulla vittimizza soggetti che, se pure apparentemente sono più deboli, rappresentano per lei una minaccia, concreta o percepita, alla sua immagine di dominatrice, di donna di potere, in grado di gestire eventi e persone, e di decidere chi deve essere parte e chi no di un gruppo di suoi pari. Questo atteggiamento è rafforzato dalla scelta di una corte di coetanee disposte a sostenere la sua visione iperbolica.

In generale, caratteristiche di personalità comuni a tutti i bulli sono: spavalderia, autostima più alta della media, essere viziati dai genitori, uso dell’aggressività e prepotenza come modalità abituale di interazione (anche con genitori, fratelli e insegnanti), impulsività, scarsa empatia, ottimismo, narcisismo, manie di grandezza e tendenza ad apparire ciò che non sono. I bulli sono solitamente dei soggetti popolari e di successo nel gruppo di pari.

Anche il bullo esprime col suo comportamento una difficoltà, un disagio relazionale, che può celare stati d’ansia o di insicurezza.

Tra i motivi per i quali un soggetto attua comportamenti da bullo, gli studi hanno rilevato: bisogno di acquistare potere e dominio, di essere leader, di guadagnare popolarità, di ottenere considerazione e ammirazione all’interno del gruppo, o di rendersi attraente agli occhi del sesso opposto; condizioni familiari inadeguate in cui è stato cresciuto ed educato; abusi; conflitti e rivalità tra fratelli; l’avere assistito a scene di violenza perpetrate da altre persone, soprattutto se attuate da chi è considerato un modello; una componente strumentale, derivata dal fatto che i bulli spesso chiedono alle vittime di procurare loro denaro o oggetti che desiderano; invidia e risentimento. Ci sarebbe anche una base biologica, genetica.

LE VITTIME

Anche le vittime sono divise a loro volta in due categorie: la vittima passiva o sottomessa e quella provocatrice.

La vittima passiva è generalmente un individuo fragile nell’aspetto e nell’indole, debole fisicamente, timido, insicuro, ansioso, poco propenso a richiedere l’aiuto degli altri, caratterizzato spesso da scarsa autostima e da un’immagine negativa di sé e delle proprie competenze. È proprio questa vulnerabilità a farlo individuare dal bullo come soggetto adatto da vittimizzare. Questi ragazzi trovano difficoltà sia nel difendersi e reagire sia nel chiedere aiuto, per cui subiscono silenziosamente. I genitori rilevano che fin da piccoli hanno mostrato una scarsa capacità ad affermare se stessi e le proprie esigenze e richieste. In genere hanno un rapporto intimo con i genitori, in particolare la madre, che spesso è iperprotettiva.

La vittima provocatrice con i propri atteggiamenti anticonvenzionali e inusuali, a volte irritanti, sollecita e orienta verso sé stesso l’attenzione dei bulli. Sono soggetti, prevalentemente di sesso maschile, con bassi livelli di autostima ed elevato grado di ansia e di insicurezza. Spesso hanno difficoltà di concentrazione, attività motoria eccessiva, iperattività e irrequietezza.  Questi ragazzi con il loro comportamento che è una combinazione del modello ansioso e di quello aggressivo spesso provocano reazioni negative da parte dei compagni della classe, vengono isolati e hanno pochi amici.

Caratteristiche di personalità comuni ad entrambe le tipologie di vittima sono: un basso “concetto di sé” per cui si intende come una persona percepisce se stessa rispetto agli altri; uno scarso senso di autostima e autoefficacia; una visione negativistica delle proprie competenze; aspetti caratteriali di timidezza, introversione, insicurezza; tratti di “diversità” che li discostano dalla maggioranza dei coetanei rendendoli più fragili e vulnerabili a critiche e razzismo, quali l’orientamento sessuale (bullismo omofobico), caratteristiche fisiche considerate come difetti (esempio peso, statura, colore della pelle, occhiali, abbigliamento), provenienza della famiglia (esempio stranieri, condizione sociale, credo religioso), disabilità, debolezza fisica (non essere in grado di difendersi) e psichica (esempio faciltà a piangere). In genere il bullo individua la sua vittima proprio attraverso la presenza di queste particolarità.

Le caratteristiche di base vengono poi accentuate dal bullismo, in quanto i bambini tiranneggiati dai compagni mettono in dubbio il proprio valore, precipitando in stati di ansia, insicurezza e frustrazione. Il bullismo li fa arrivare a sentirsi diversi, sbagliati, e a percepire il contesto scolastico come minaccioso e pericoloso.

Perché si instauri il bullismo, è necessaria una risposta inadeguata della vittima verso l’aggressore, cioè di una risposta che è vista come stimolante da parte del bullo al fine di porre in essere i propri propositi devianti. La caratteristica principale della vittima perché si attivi il ciclo del bullismo è la sottomissione, l’incapacità di reazione e difesa. Nel momento in cui la vittima dimostra di possedere delle tendenze passive o comunque che la inibiscono nel reagire, il ciclo si attiva.

GLI SPETTATORI

Il “pubblico” è un elemento essenziale perché si verifichi il bullismo. Il bullo mira ad ottenere un riconoscimento pubblico per ciò che compie. Inoltre, la presenza degli spettatori fa sì che il bullo o i bulli non sentano la responsabilità individuale delle proprie condotte, perché approvate implicitamente dal gruppo con la sua presenza. I sentimenti suscitati negli altri bambini da un atto di bullismo sono vari e a volte contrastanti: rabbia, pena per la vittima, ammirazione e invidia per l’aggressore, timore o paura per se stessi, tolleranza, indifferenza, divertimento, piacere, approvazione o disapprovazione.

In base al loro comportamento, si possono distinguere tre categorie di spettatori:

  • I sostenitori del bullo o complici: con il loro comportamento di attenzione, esempio ridendo, incitando, approvando, rafforzano e alimentano il bullo. In alcuni casi, grazie al proprio carisma o autorità, il bullo riesce a crearsi uno stuolo di attendenti che seguono le sue gesta riconoscendolo come capo. Tali dinamiche sono spesso sottese al fenomeno delle “baby gang”.
  • I difensori della vittima: difendono la vittima prestando soccorso o offrendo consolazione e aiuto. Una richiesta di aiuto ad un adulto, una posizione aperta contro i fatti di bullismo e l’inserimento della vittima nel gruppo, rappresentano un forte segnale contro il bullo.
  • La maggioranza silenziosa: è costituita da coloro che si astengono dal prendere parte, sia a favore del bullo che della vittima. Con la loro omertà e silenzio, rafforzano il potere del bullo e legittimano e incentivano il proseguimento della sua condotta, offrendogli un consenso, più o meno consapevole. Le motivazioni del loro atteggiamento possono essere: timore di essere coinvolti, paura di diventare vittime di rappresaglie dei bulli, volontà di non contrastarli perché ne sentono e rispettano il potere, odio o risentimento contro la vittima vista quale corpo negativo da espellere dal gruppo, scarsa empatia.

CONSEGUENZE

Uno studio effettuato da un gruppo finlandese (Sourander et al., 2015) e pubblicato sulla rivista internazionale JAMA Psychiatry, rappresenta la più grande analisi  longitudinale, prendendo in esame gli effetti negativi a lungo termine del bullismo su circa 5.000 bambini di otto anni di età seguiti fino a un’età dai sedici ai ventinove anni. Come si evince da questi e altri dati, il bullismo è nocivo sia per chi lo subisce sia per chi lo esercita, nel breve e nel medio-lungo termine.

Le vittime di episodi di bullismo da bambini ricevono, al pari di quelli sottoposti ad abuso fisico o sessuale, uno stress sia acuto che cronico, che può avere importanti implicazioni negative sulla salute fisica e mentale, con rischio di sviluppare diverse tipologie di disturbo, oltre che nell’infanzia e nell’adolescenza, anche nell’età adulta. Quando un individuo è esposto a periodi brevi di stress, il corpo è in grado di reagire efficacemente recuperando il funzionamento normale. Al contrario, quando l’esposizione allo stress è cronica, il processo di recupero risulta essere molto più difficoltoso, in quanto lo stress continuativo e cumulativo influenza negativamente la risposta infiammatoria, endocrina e metabolica dell’organismo, fino a creare dei veri e propri “danni da usura”. Sul versante psicologico, i ragazzi presi di mira dai bulli nell’immediato sperimentano sensazioni di alienazione, inadeguatezza, insicurezza personale e relazionale, perdita di dignità e autostima, calo di concentrazione e rendimento scolastico fino all’abbandono scolastico, difficoltà relazionali, fuga da casa. Nel medio-lungo termine, possono sviluppare disturbi dell’umore e del comportamento, disturbo d’ansia generalizzato, disturbo da attacchi di panico, agorafobia, dipendenza e abuso di fumo, alcol e droghe, psicosi e depressione, comportamenti autolesivi fino al suicidio o tentato suicidio (l’autolesionismo è il principale predittore di comportamenti suicidari negli adolescenti). Benchè le ricerche mostrino chiaramente la relazione tra bullismo e depressione, la direzione di questo rapporto non è ben chiara, cioè se i ragazzi vittime di bullismo diventano depressi, o sono gli adolescenti depressi ad avere maggiore probabilità di essere vittima di bullismo. Sul versante fisico, vi sarebbe un maggior rischio di sviluppare, nel corso dell’età adulta, malattie cardiache e diabete.

I bulli, invece, tendono a consolidare questo tipo di modalità relazionale, al punto da sviluppare un disturbo antisociale della personalità in una percentuale tre volte maggiore della media, da commettere reati e intraprendere percorsi caratterizzati da devianza e delinquenza, fino a una carriera criminale. Anche i bulli stessi sarebbero più a rischio di incorrere sia in pensieri suicidari che in tentativi di suicidio.

Ogni azione di bullismo in realtà colpisce, oltre agli attori, anche: la famiglia di chi ha subito l’abuso; i genitori del bullo che avvertono, quasi sempre, il fallimento del loro ruolo di educatori; i ragazzi spettatori, che ne derivano una serie di influenze negative per la loro crescita psico-fisica.

 

ASPETTI GIURIDICI

Giuridicamente non esiste il reato specifico di bullismo, ma esistono delle fattispecie di reato per tutta la serie di comportamenti che nel bullismo trovano espressione: percosse o lesioni (art. 581 e 582 codice penale), minacce (art. 612), ingiuria o diffamazione (art. 594 e 595), furto (art. 624) o danneggiamento di cose (art. 635), molestia o disturbo (art. 660), stupro (art. 609), interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis). Il razzismo e i futili motivi sono un’aggravante per tutte le fattispecie di reato, che comporta sanzionamento con pene maggiori. L’azione penale si esercita dietro querela di parte, presentata dai familiari di una delle vittime: non è previsto procedimento avviato di ufficio. Il minorenne non ha legittimazione attiva o passiva ad agire in giudizio: la denuncia va sottoscritta dai familiari dei minori. Esiste una responsabilità civile dei genitori dei bulli per il risarcimento dei danni alle vittime, essendo i minori sprovvisti di autonomia patrimoniale. Per l’azione penale, è competente la Procura della Repubblica presso il tribunale dei minori. Il bullo può essere sottoposto a carcerazione preventiva. Gli strumenti a disposizione di dirigenti scolastici e collegi docenti per reprimere il bullismo nelle scuole e università, sono: voto in condotta fino alla bocciatura, sospensione fino a 15 giorni di lezione (massimo ammesso), trasferimento di classe, espulsione dall’istituto fino all’espulsione da tutte le scuole d’Italia a vita.

Carlo Alfaro

Tagged under

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Piano di Sorrento

Piano di Sorrento, quattro giorni di Black Friday

Tante promozioni: “Non solo abbigliamento, la convenienza è per tutti i settori”, dice il presidente dell’Ascom   Gianluca…

22 Nov 2017 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Piano di Sorrento Uncategorized Giuseppe Spasiano

Meta

Geografia nascosta a Meta alla scoperta dei centri storici

GEOGRAFIA NASCOSTA DELL'ITALIA ESTERNA 2017 IV EDIZIONE Meta (NA) - 11 e 12 Novembre 2017 Giornate di paesologia, mareologia, arte, cultura, artigianato e…

06 Nov 2017 Meta Antonio Volpe

Vico Equense

Isolata ancora la frazione Monte Faito

La strada è stata liberata ma è interdetta al traffico per il costone che non è sicuro   Vico Equense – Resta…

14 Nov 2017 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Uncategorized Vico Equense Giuseppe Spasiano

Capri

Truffe on line sempre più ingegnose, numerosi capresi tra le…

Ecco i 7 consigli per difendersi   Le truffe sono spesso dietro l’angolo. Anche online, o meglio, soprattutto online, dove con la…

22 Nov 2017 Campania Capri Cronache d'Italia Italia del Sud Uncategorized Giuseppe Spasiano

Festività di Capodanno a Capri: affidata alla Ellegi l'organizzazione delle…

La sera del 30 Ron in concerto. San Silvestro con la Gucci band, i dj e Mary Boccia   Capri -…

20 Nov 2017 Campania Capri Cronache d'Italia Italia del Sud Giuseppe Spasiano

Positano

Maiori: trovato con una pistola scacciacani in auto

Denunciato 27enne napoletano   La scorsa notte, i Carabinieri dell'Aliquota Radiomobile della Compagnia di Amalfi, agli ordini del maresciallo Matteo Cecini e coordinati dal…

20 Nov 2017 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Positano / Costiera Amalfitana Uncategorized Giuseppe Spasiano

Put costiera sorrentina-amalfitana: rinviato l’ok

Ritirata la proposta di legge perché necessita di alcune modifiche tecniche  Costa delle sirene - La Commissione Urbanistica ha rinviato l’ok al…

17 Nov 2017 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Positano / Costiera Amalfitana Sorrento Uncategorized Giuseppe Spasiano

Inline

Seguici su Facebook

Inline

Seguici su Facebook