Arola …e la sua vera altitudine

Rassegna stampa on Line
Pubblichiamo un colto intervento del prof. Giovanni Ponti su Positano news

Arola non Baratta la propria altitudine, nè altro.

Vico Equense.  Ieri mi è capitato di vedere sui social una letterina dal titolo “Arola” scritta da una lettrice di un blog vicano online che, scavando nei suoi confusi ricordi di infanzia, avrebbe voluto produrre un elogio al nostro ridente borgo collinare arolese.
Costei, partendo da un concetto non chiaro di “cerchio” e di assonanza tra “Arola” ed il termine inglese “Around”, arriva a dire che il casale si trova a quattro passi dal cielo, in alto, a 800 m di altezza sul livello del mare. A questo punto ci è venuto il dubbio che i turisti, i camminatori e gli stessi arolesi, leggendo la suddetta lettera, possano ricercare Arola alle pendici prossime del Monte Faito, o scoprire che è in atto una trasmigrazione e sopraelevazione dell’intero borgo di ulteriori 400 m di altezza s.l.m., oltre la quota attuale che è appunto circa 400!
Così come vi potrebbe essere il rischio che leggendo la suddetta lettera-temino sui ricordi dell’infanzia della appassionata lettrice ci si possa convincere che la Torre angioino-aragonese, e poi saracena, attraverso la quale si accede all’ex-eremo dei Camaldoli di Arola, ed oggetto di un meticoloso e lungo lavoro di restauro durato cinque anni ed eseguito in collaborazione con la Soprintendenza di Napoli, sia una torre (riportiamo di seguito le testuali e non grammaticalmente corrette parole dell’autrice) …che “pur essendo in condizioni non stabile”… Allora ci si chiede da quanti anni la lettrice manca ad Arola ed ai Camaldoli di Arola per non aver notato il restauro e la riqualificazione dell’intera area dei Camaldoli anche grazie all’impegno di privati, delle associazioni culturali e degli esercizi turistici locali.
Evitiamo di commentare i tentativi di decifrare l’etimo di Arola, la “flemma” che viene attribuita agli abitanti, lo stile “greco-romano” della chiesa ed altre sconcerie alle quali non riteniamo sia utile neppure rispondere ma per le quali rimandiamo alle pubblicazioni serie sul casale di Arola del compianto don Antonio Trombetta, però, corre l’obbligo di ricordare che Arola non è nota solo per il caciocavallo della sagra paesana, a cui tanto spazio dedica la nostra lettrice evidentemente buongustaia, ma anche per essere sede del Meeting Biennale dedicato a studiosi leopardiani e leopardisti italiani e stranieri e del Certamen leopardiano che quest’anno in luglio celebra la sua seconda edizione; è sede della prima Mostra permanente di antiche maioliche napoletane: una collezione di 300 esemplari ospitati proprio presso la torre (di cui prima la definizione di – in condizioni non stabile -) in murazione che unisce le colline del Calvaruso e dei Camaldoli di Arola e sotto la quale passa il sentiero arolese, che salendo dalla strada R. Bosco, conduce al casale di Alberi e alla via Mirto di epoca pre-romana (che, a sua volta, unisce Nocera e Punta Campanella, sede del Tempio della Dea Minerva).
La lettrice scrive come incipit del suo testo che temeva di fare torto agli altri casali vicani privilegiando Arola …”credendo di parlare di uno e fare un torto a un altro”… Noi vogliamo rassicurarla che nessuno protesterà se smetterà di occuparsi di questa rassegna anche perché, nel caso dovesse continuare, non riusciamo ad immaginare a quante migliaia di metri posizionerà gli altri casali collinari ed il Faito stesso, semmai se ne dovese occupare in futuro.
Invitiamo comunque i lettori ad informarsi seriamente per scoprire le bellezze e le peculiarità storico-artistiche di Arola che dovrebbe essere lodata perché conserva ancora splendidi esemplari di architettura rurale, tra i quali le lamie a volta estradossata (volte a botte) e splendidi originali selciati in pietra arenaria e calcarea che si ritrovano integri in via Grottelle (sentiero che conduce in 10 minuti da Arola a Meta), in una laterale privata di via Buonocore, in via Tuoro e via Aiello; lodata poichè ospita almeno due torri di guardia che erano in comunicazione visiva con le torri di Fornacelle (Volpicelli) e Montechiaro; lodata perché promuove il 20 maggio 2017 un convegno nazionale sui segreti genetici ed ambientali alla base della longevità; lodata perché gli abitanti si indignano per difendere i beni comuni e l’accessibilità degli stessi a tutti, disabili inclusi.
Dott. Giovanni Ponti

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