Archeologia marina: trovati blocchi lapidei lavorati

Foto subacquee documentano inequivocabilmente l’importanza del ritrovamento

 

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Foto tratta dal diario di Facebook dell’Archeoclub Lubrense

Massa Lubrense – Mentre è ancora vivissimo l’eco dello straordinario successo di BookSophia, il primo festival della classicità, ecco che l’Archeoclub Lubrense assurge ancora agli onori della cronaca con una scoperta che ha del sensazionale.
Ieri mattina 18 ottobre 2017 il Presidente dell’Associazione di volontariato culturale, con tutti i protagonisti del rinvenimento, si è recato a Villa fondi per consegnare alla Soprintendenza una relazione e una corposa serie di foto subacquee che documentano inequivocabilmente l’importanza del ritrovamento.
Circa la natura e la datazione dei reperti, costituiti da un gran numero di blocchi lapidei lavorati o resti cementizi disseminati in una vasta area sommersa in località Marina della Lobra, occorreranno successive indagini, ma sull’importanza degli stessi non ci sono dubbi.
L’area è posta in corrispondenza delle strutture del monumentale ninfeo musivo in proprietà Cutolo, il più grande e prezioso della romanità, segnalato sempre dall’Archeoclub fin dal 1979 e portato alla luce dalla Soprintendenza in due impegnative campagne di scavo. Ci troviamo pertanto in un contesto di grandissima valenza archeologica, anche se resta da comprendere quali eventi abbiano determinato un tale sconvolgimento della fascia costiera da far sprofondare sotto il mare blocchi lapidei, alcuni dei quali del peso di varie tonnellate.
Ma come si è giunti all’individuazione di questi resti ?

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Foto tratta dal diario di Facebook dell’Archeoclub Lubrense

Fin dalla scorsa estate il Vigile Urbano Sandro Cacace, amando bagnarsi in quelle acque, aveva notato blocchi allineati, troppo regolari per essere naturali. Recentemente il Prof. Carlo Maresca di Piano di Sorrento, già collega di Don Peppino Esposito, faceva giungere sulla pagina Facebook della nostra sede una segnalazione ancora più precisa e circostanziata.
Pochi giorni dopo la segnalazione del Maresca, il nostro socio Antonino Russo, sub esperto e di provata affidabilità, con il collega dipendente comunale Rosario Acone, Capo Nucleo della Protezione Civile, avendo in programma un’immersione nell’area della Lobra, su richiesta del Presidente dell’Archeoclub, hanno avuto modo di effettuare una ricognizione fotografica che ha dato conferma alle segnalazioni pervenute.
Marina Lobra è una della aree archeologiche più enigmatiche ed intriganti del panorama Sorrentino che mostra reperti che abbracciano un arco temporale che va dalla colonizzazione greca (area sacra arcaica) al tardo medioevo (la prima cattedrale lubrense). Le fonti spesso non sono concordi tra loro: collocano di volta in volta in questa marina un tempio dedicato ad Ecate o a Diana, oppure il santuario di Minerva se non addirittura quello delle Sirene. Si sono interessati alla Lobra archeologi del calibro del Beloch, Mingazzini, Maiuri e Pais, il quale qui rinvenne la testa arcaica (VI sec. A.C.) oggi esposta a Villa Fondi. In tempi recenti hanno proseguito gli studi Stefano De Caro, Valeria Sampaolo e naturalmente Tommasina Budetta alla quale si deve la direzione scientifica dello scavo del ninfeo e del saggio archeologico relativo alle strutture in opus reticulatum a Fontanella. Da un primo esame del materiale fotografico si possono formulare varie ipotesi:
– Potrebbe trattarsi del monumentale porticus di una villa patrizia distrutto e trascinato in fondo al mare dal violento tsunami provocato in seguito all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.;
– Potrebbe trattarsi del mitico Delubrum di cui sono piene le fonti classiche, il qual nome per altro battezza con l’appellativo ‘Lubrense’ la nostra stessa Città. Se fosse confermata questa ipotesi si potrebbe gettare nuova luce anche sulla ubicazione di tutti gli altri santuari la cui collocazione resta ancora incerta.
Visto l’indiscusso valore dei reperti individuati, la Soprintendenza si è già attivata per la tutela dell’area in attesa di studi approfonditi e della redazione di un progetto di valorizzazione e fruizione da attuare poi in cooperazione con l’Amministrazione Comunale, questa Sede Archeoclub, il team specialistico di Archeoclub d’Italia “Marenostrum” e l’Area Marina Protetta “Punta Campanella”.
Al termine dell’incontro la dott.ssa Budetta ha dichiarato: “Prima di arrivare a conclusioni affrettate è urgente una verifica archeologica subacquea e provvedere alla tutela del sito. Se le indagini confermeranno la presenza di strutture archeologiche, sicuramente saremo di fronte ad una grande scoperta che riaprirà il dibattito scientifico sull’occupazione antica di Marina della Lobra, sede per alcuni del Tempio delle Sirene”.

Fonte comunicato Archeoclub Lubrense

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