Alla Libreria Tasso Giuseppe Petrarca, L’avvoltoio, i migranti

Alla Libreria Tasso di Stefano Di Mauro e Angela Cacace martedi 17 luglio, dalle 20,45 alle 21,45, sarà presentata da Carlo Alfaro e Adele Paturzo del Circolo Endas Penisola sorrentina la terza puntata della saga di medical thriller firmati da Giuseppe Petrarca, “L’avvoltoio. La nuova indagine del commissario Lombardo”, edito nel 2018 da Homo Scrivens. “L’avvoltoio”, ambientato in una Sicilia vivida e bellissima, racconta coi temi della fiction di un traffico di organi gestito da un’organizzazione criminale internazionale che opera su bambini inermi scelti tra i “minori non accompagnati” e di una violenta quanto misteriosa epidemia scoppiata nel campo di accoglienza dei migranti di Cala Manenti in Sicilia. Il testo sarà l’occasione per un dibattito pubblico, promosso dal Circolo Endas Penisola sorrentina onlus, sul tema attualissimo dei migranti, della loro problematica accoglienza, del sotteso razzismo che si sospetta di fronte al loro rifiuto. E’ di questi giorni il grido di allarme di Medici senza Frontiere: “Nell’ultimo mese oltre 600 morti in mare. I Governi europei riattivino immediatamente i soccorsi”. “Oltre 600 persone, tra cui neonati e bambini- si legge nel comunicato dell’Associazione- sono annegate o disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale nelle ultime 4 settimane. E le navi umanitarie, bloccate dall’Italia e dall’Europa, non sono potute intervenire: al momento non ci sono più navi di soccorso delle organizzazioni non governative (ONG) attive nel Mediterraneo. Un mese fa le autorità italiane hanno impedito alla nave Aquarius, gestita in collaborazione da SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere, di sbarcare 630 persone soccorse in mare. Altre navi umanitarie hanno subito blocchi e ostacoli da parte degli Stati europei. Le decisioni politiche dell’Europa nelle ultime settimane hanno avuto conseguenze letali. È stata presa la decisione a sangue freddo di lasciare annegare uomini, donne e bambini nel Mediterraneo. Ciò è vergognoso e inaccettabile. Invece di ostacolare deliberatamente un’assistenza medica e umanitaria salvavita a persone in pericolo, i Governi europei devono attivare un sistema dedicato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Le navi umanitarie impegnate in acque internazionali tra Malta, Italia e Libia sono state accusate dai politici europei di essere un fattore di attrazione, ma queste tragedie dimostrano che le persone disperate continuano a fuggire dalla Libia indipendentemente dalla presenza di navi di soccorso. Violenza, povertà e conflitti spingono le persone a rischiare la propria vita e quella dei propri bambini. I Governi europei sono pienamente consapevoli degli allarmanti livelli di violenza e sfruttamento subiti da rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia, ma sono determinati a impedire alle persone di raggiungere l’Europa, a qualunque costo. Una componente chiave della strategia per chiudere il Mediterraneo è quella di far intercettare le persone in mare dalla Guardia Costiera libica e riportarle in Libia, Paese tuttavia non riconosciuto come posto sicuro. Quest’anno la Guardia Costiera libica supportata dall’Unione Europea ha intercettato finora circa 10.000 persone, portandole in centri di detenzione in Libia, senza considerare le conseguenze per la vita e la salute di quelle persone. Delegare alla Guardia Costiera libica tutta la responsabilità della ricerca e soccorso nel Mediterraneo porterà soltanto nuove morti. Le persone in difficoltà nelle acque internazionali del Mediterraneo non devono essere lasciate al loro destino e non devono essere riportate in Libia, devono essere condotte in un porto sicuro, come previsto dal diritto internazionale e marittimo. Si avvicina il periodo del picco di partenze e salvare vite deve essere la priorità più urgente. Trafficanti senza scrupoli, che non hanno considerazione per la vita umana, continuano a mettere in pericolo le persone usando barconi precari e inadatti alla traversata. Le navi di soccorso umanitarie hanno un ruolo vitale per fornire assistenza alle persone in mare e prevenirne la morte. Le ONG devono poter utilizzare i porti sicuri più vicini per le operazioni di soccorso, compresi sbarchi e rifornimenti”. Aggiunge l’altra organizzazione umanitaria operante nel Mediterraneo, SOS Mediterranee: “La decisione politica di chiudere i porti allo sbarco delle persone soccorse in mare, e la totale confusione creata nel Mediterraneo centrale, ha aumentato la mortalità sulla rotta migratoria più letale al mondo. L’Europa ha la responsabilità di queste morti sulla propria coscienza. I Governi europei devono reagire immediatamente e garantire che il diritto internazionale marittimo e umanitario, che prescrive l’obbligo del soccorso in mare, sia pienamente rispettato”. Teatro dello scontro ideologico e politico, la terra di Sicilia, primo approdo di accoglienza e indiscussa protagonista del romanzo di Petrarca. Il dottor Toti Amato, presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, ha lanciato pochi giorni fa a tal proposito un sentito appello: “Il fenomeno dei migranti sta scompaginando equilibri culturali e politici su questioni etiche importanti di integrazione e accoglienza, generando spavento e intolleranza. I medici, in un cambiamento culturale così profondo che investe anche e soprattutto Sicilia, da sempre terra d’accoglienza, possono giocare un ruolo rilevante per favorire la giusta accoglienza e integrazione, mettendo in campo deontologia e competenze. Perché la politica migratoria non può essere frutto di sondaggi fatti di reazioni di pancia. Oggi più che mai occorre che la Sicilia, come il resto del Paese e l’Europa, continui ad essere la ‘casa’ della comprensione e della solidarietà, e che ogni medico sia interprete di una cultura che rispetti le differenze, senza alcun tipo di discriminazione e contro ogni forma di esclusione”. A questi appelli si aggiunge la petizione “Salvate la gente in mare”, un appello alla Guardia Costiera italiana perché riprenda le operazioni di soccorso in mare diffuso dal sito “Pressenza – International Press Agency” da fine giugno tramite social media e e-mail a migliaia di persone affinchè inviino il testo alle mail della Guardia Costiera o lo condividano su Facebook e Twitter: “La Guardia Costiera italiana, nella giornata di venerdì 22 giugno, ha diffuso una nota rivolta ai comandanti delle imbarcazioni che si trovano nella zona antistante la Libia in cui si precisa di rivolgersi al Centro di Tripoli e alla Guardia costiera libica per richiedere soccorso. La Guardia Costiera italiana ha sempre svolto in questi anni importanti operazioni di soccorso in mare portando in salvo migliaia di persone, operando anche al limite delle acque libiche. Ci chiediamo perché oggi delegando alla Libia, Paese con Governo instabile, non in grado di garantire i diritti fondamentali dell’uomo e ancora priva di una Centrale operativa nazionale di coordinamento degli interventi di soccorso in mare, il nostro Corpo debba vanificare l’importante operato fin qui svolto e contravvenire alla Convenzione Sar siglata ad Amburgo nel 1979 e alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) del 1982. Tutto ciò dinanzi, peraltro, a una Guardia Costiera Libica su cui pesano pesanti accuse di condotte violente durante le intercettazioni in mare e collusione con i trafficanti, come evidenziato da un recente Rapporto di Amnesty International. Su questa stessa Guardia costiera sono in corso indagini da parte del Tribunale penale internazionale Inoltre, il Tribunale di Ragusa, nel caso Open Arms, ha precisato che le responsabilità di ricerca e soccorso non possono essere delegate a Paesi che non sono in grado di offrire porti sicuri, come appunto la Libia. I migranti morti nel Mediterraneo continueranno purtroppo ad aumentare se la nostra Guardia Costiera porrà fine alle sue missioni, contravvenendo non solo alla Convenzione Sar ma anche al senso più alto del proprio mandato: salvare vite umane. Facciamo appello al rispetto delle Convenzioni di diritto del mare, ma anche al profondo senso di umanità che ha sempre contraddistinto la Guardia Costiera Italiana: non si esima ora dalla salvaguardia delle persone, nel rispetto delle Convenzioni internazionali di diritto del mare e a garanzia dei diritti fondamentali dell’uomo”. Ben venga allora un libro come quello di Petrarca che apre la discussione su questi temi, come dice Anna de Riggi: “L’avvoltoio di Giuseppe Petrarca è una sfida dalla forte valenza sociale che ci spinge a quella consapevolezza necessaria per ampliare i nostri orizzonti: la parola che si fa strumento necessario per la crescita individuale sociale e collettiva, capace di stimolare il nostro senso critico e di leggere la realtà nella sua essenza”.

Carlo Alfaro

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