A Villa Fondi, le radici di Sorrento tra mito e archeologia

A Villa Fondi, visitando la mostra permanente presso il Museo “Georges Vallet”,è possibile scoprire le radici di Sorrento e della sua Planities, viaggiando tra mito e archeologia. Nella foto quel che resta del Tumulo funerario detto di Liparos, mitico fondatore di Surrentum costituito da una stele e quattro leoni di pietra,poco noto al grande pubblico, ma assai studiato dai ricercatori ed archeologici di tutto il mondo.
Nella mitologia greca, Liparo è il colonizzatore dell’isola di Lipari, cui diede il nome.
Liparo era figlio del re Ausone (a sua volta figlio di Ulisse), sovrano di un regno italico, mentre non è noto il nome della madre. Costretto dai fratelli a lasciare il regno del padre, Liparo raggiunse insieme a un gruppo di guerrieri le isole Eolie. Sulla maggiore delle isole, che da lui prese il nome di Lipari, fondò una fiorente colonia, mentre le altre isole vennero usate per l’agricoltura.
Un giorno arrivò a Lipari, insieme a un gruppo di seguaci, Eolo, che fece amicizia con Liparo al punto che essi fecero uno scambio vantaggioso per entrambi: Liparo cedette ad Eolo il dominio sull’isola, insieme alla mano della figlia Ciane ed in cambio il re dei venti si prodigò per permettere a Liparo di raggiungere il continente, di cui aveva nostalgia.
Così Liparo giunse nella zona di Sorrento, dove divenne re di una popolazione locale e alla sua morte venne celebrato come un eroe.
Un’attenzione particolare merita il cosiddetto Atleta di Koblanos

Il pregevole nudo maschile fu rinvenuto nel 1889 fra i resti di una villa romana dell’antica città di Sorrento, la corona d’olivo sul capo ci suggerisce che si tratta di un atleta, peraltro vincitore; ce lo conferma la statuetta di Ercole posta accanto alla gamba destra che simboleggia il mondo del ginnasio, degli athla (arte della lotta) a cui il giovane era dedito, i cesti attorno ai pugni, ai
polsi e agli avambracci non lasciano dubbi, poi, sull’identità di pugilatore; essi rivestono i pugni come un’armatura, dotati di borchie metalliche e sono legati al braccio tramite un intreccio di corregge. Il volto non è idealizzato alla greca, nè tanto meno rappresenta il giovane come un dio: il pugile è colto in un momento di riposo, con lo sguardo basso, stanco come dopo una gara. La statua, databile nella prima metà del I sec.d.C., è firmata, sulla base, da Koblanos di Afrodisia in Caria; qui la presenza di cave di eccellente marmo nonché la richiesta romana di opere d’arte, stimolò la fioritura di una celebre scuola di scultura.
Altro pezzo pregiato – tra i tanti -la colossale Statua di Demetra(cm 260) ritrovata poco distante da quella dell’Atleta di Koblanos in una villa romana di Sorrento .

Demetra, “Madre terra” o forse “Madre dispensatrice” (probabilmente dal nome indoeuropeo della Madre terra *dheghom mather), sorella di Zeus, nella mitologia greca è la dea del grano e dell’agricoltura, costante nutrice della gioventù e della terra verde, artefice del ciclo delle stagioni, della vita e della morte, protettrice del matrimonio e delle leggi sacre.
Negli Inni omerici viene invocata come la “portatrice di stagioni”, un tenue indizio di come ella fosse adorata già da molto tempo prima che si affermasse il culto degli Olimpi, dato che l’inno omerico a Demetra è stato datato a circa il VII secolo a.C.Le figure di Demetra e di sua figlia Persefone erano centrali nelle celebrazioni dei Misteri eleusini, anch’essi riti di epoca arcaica e antecedente al culto dei dodici dèi dell’Olimpo…Notare l’effetto ottico, la dea sembra giri il capo verso destra come a voler cercare l’uscio del Museo per tornarsene nella magnifica Villa di Sorrento dove era collocata in origine..

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