Pulce non c’è, cineforum alla “Tasso” sull’autismo

 

Stasera, in occasione della ricorrenza della IX Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, abbiamo proiettato presso la sala dell’IC “Tasso” di Sorrento, diretto con lungimiranza e sensibilità, dalla DS Marianna Cappiello, un film assai bello “Pulce non c’è” nell’ambito di una rassegna dedicata ai temi della disabilità, intitolata “Al cinema con mamma e papà”…Il film, opera prima di Giuseppe Bonito, uno degli sceneggiatori della serie tv “Boris”, che con sensibilità mantiene salde le redini di una storia assai rischiosa, girato nel 2013, è stato patrocinato dalla FIA (Fondazione italiana per l’Autismo) e dall’ANGSA (Associazione nazionale Genitori Soggetti Autistici) , ha vinto numerosi premi della critica e del pubblico,è stato classificato un “film per tutti” pur trattando temi assai delicati (con la storia della bambina autistica si intreccia quella di un presunto abuso sessuale da parte del padre) ed è – a mio giudizio – un piccolo gioiello, per l’interpretazione perfetta degli attori Pippo Delbono, Marina Massironi, Francesca Di Benedetto, Ludovica Falda e Piera Degli Esposti, per la sceneggiatura di Monica Zapelli e Gaia Rayneri, assai attenta ai dialoghi, per la sensibile regia, per l’uso parco, quasi minimale della colonna sonora ed una fotografia che sa cogliere in maniera quasi impietosa una livida Torino ed il dramma interiore dei protagonisti.,. Del tutto ignorato, come spesso accade dai distributori cinematografici, solo dopo due anni è entrato nel circuito cinematografico estivo, per poi finire subito dopo nell’oblio . Lo abbiamo ripresentato a Sorrento consapevoli che meritasse un’attenta visione … .Ecco la trama. Giovanna Camurati una ragazzina di tredici anni come tante altre, con l’avventura della crescita da affrontare e una timidezza che la spinge a scrutare il mondo da un’angolazione privilegiata, senza esserne travolta e senza essere vista. Giovanna ha una mamma e un papà come tanti altri, che, tra alti e bassi, tengono le redini di una famiglia un po’ speciale. Perché al centro di questa famiglia c’è la piccola Pulce, per gli altri Margherita, la sorellina di Giovanna. Pulce ha otto anni, va pazza per il tamarindo, la musica di Bach e il tango. Pulce non parla, perché è autistica, ma questo non significa che non sappia comunicare. Un giorno, però, la mamma va a prenderla a scuola e scopre che Pulce non c’è. È stata portata in una comunità: il padre è sospettato di avere abusato di lei.
È così che inizia l’incubo giudiziario, e non solo, di una famiglia già segnata dalla presenza di una malattia ingombrante, una malattia troppo spesso ignorata o travisata da chi non ci ha mai avuto a che fare. Fin dalle prime sequenze, emerge la netta contrapposizione tra la famiglia protagonista e gli altri. C’è un “noi” e un “loro” in questa vicenda. E la separazione tra i due mondi si allarga sempre più, man mano che l’ostilità reciproca aumenta. Ma anche prima che l’ombra del sospetto travolga ogni relazione con l’esterno, la famiglia Camurati è costretta a scontrarsi con la rigidità e la palese inadeguatezza di istituzioni che, a più livelli, non sanno sostenere la malattia, per mancanza di fondi, certo, ma soprattutto per scarsa preparazione e indifferenza. Così, come molte altre famiglie italiane che devono affrontare la disabilità, i Camurati sono lasciati soli, con il peso dell’handicap che ricade unicamente sulle loro spalle. Sopperiscono alle mancanze esterne con l’amore e l’accettazione.
Se per gli altri Pulce è un trattato di medicina, per Giovanna è la sorellina «anticonformista», che si ribella alle logiche imposte dall’esterno. Per Giovanna non c’è niente di più normale. Ciò che non è normale, e che non capisce, è l’accusa che distrugge la sua famiglia, portandole via l’amata Pulce. È attraverso i suoi occhi timidi e profondi che guardiamo a questa storia sconvolgente. Una storia vera, tratta dal libro scritto dalla Giovanna in carne e ossa, l’esordiente Gaia Rayneri, che ha collaborato alla stesura della sceneggiatura. Rispetto al romanzo omonimo, il film di Giuseppe Bonito ha una struttura un po’ più corale, che alterna il punto di vista di Giovanna a quello della madre e del padre. Due modi diversi di reagire alla malattia prima e all’accusa poi: lei con l’ansia e l’emotività, lui con la chiusura e il distacco apparente. Due caratteri diversi, resi con verità dalle interpretazioni misurate di Marina Massironi e Pippo Delbono, bravi a tradurre un’incomunicabilità di coppia che sorprendentemente li avvicina anziché separarli. Ma il punto di osservazione privilegiato resta quello di Giovanna, trascinata suo malgrado in un problema molto più grande dei primi batticuori dell’adolescenza che affliggono la sua amica del cuore. È grazie al suo filtro che la vicenda, per quanto scottante, è raccontata con estrema sensibilità e pudore.
Il regista, alla sua opera prima, non si lascia andare a facili sensazionalismi o pietismi. Avverte tutta l’urgenza di raccontare questa storia difficile, ma lo fa con un rispetto profondo nei confronti dei suoi protagonisti, uomini e donne in carne e ossa. Lo fa nel modo migliore, senza fronzoli da melodramma né retorica, con uno stile personale che procede per sottrazione e fa emergere da sé l’impatto della denuncia, senza alcuna forzatura. Grande merito, il suo, anche quello di avere scoperto un’interprete straordinaria, scovata con i casting nelle scuole torinesi. L’esordiente Francesca Di Benedetto conferisce a Giovanna la naturalissima delicatezza della Alba Rohrwacher delle prime interpretazioni. E vederla camminare insicura e trasognata per le strade di una Torino industriale, che ha i colori sbiaditi e nebbiosi di una città nordeuropea, conferisce al film il massimo della poeticità.Pulce non c’è è un libro di Rayneri Gaia (nella foto a destra) pubblicato da Einaudi nella collana I coralli. Disponibile anche in eBook a € 6,99.Una visione ed una lettura certamente da consigliare…Alla proiezione è seguito un breve dibattito col pubblico, condotto da Carlo Alfaro, con la partecipazione della Dott.ssa Laura Imperato, pediatra, e della dottoressa Giuliana Apreda, psicologa e psicoterapeuta.Ingresso libero.

foto di Antonio Volpe.
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